LA SCUOLA DI RIMAGGIO. Un documentario di Andrea Sola

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L’esperienza della scuola di Bagno a Ripoli (Fi). Interviste alle maestre Costanza Paroli e Silvia Innocenti della sede di Rimaggio e una testimonianza di Marcello Trentanove (2013).
Realizzazione di Andrea Sola per www.educareallaliberta.org

Il centro territoriale Mammut di Scampia, un bilancio. Un intervento di Giovanni Zoppoli

L’intervento è stato ripreso in occasione della presentazione  dell’ultimo libro prodotto dal Centro territoriale Mammut organizzata il 26 giugno 2015 da Luisa Cavaliere
a San Marco di Castellabbate. All’incontro hanno partecipato anche Maurizio Braucci e Chiara Ceccarelli.

Una intervista ad Irfanka Pašagić sul suo lavoro con bambini che hanno subito i traumi della guerra in Bosnia.

Una intervisa ad Irfanka Pašagić (tradotta da Azra Fetahovic) sul suo lavoro con bambini che hanno subito i traumi della guerra in Bosnia. L’intervista è stata realizzata nel luglio 2015 da Andrea Sola a Tuzla in occasione del viaggio organizzato dalla Fondazione Langer per Euromediterraneo 2015.

Irfanka Pašagić è una neuropsichiatra originaria di Srebrenica, giunta a Tuzla come profuga nel 1992. E’ direttrice dell’associazione “Tuzlanska Amica” che è un’organizzazione non governativa con sede a Tuzla, una città nel nordest della Bosnia- Erzegovina. Il suo lavoro è iniziato già nel 1992, cercando di alleviare le sofferenze di un numero crescente di donne e bambini arrivati dai campi di concentramento, dalle zone sottoposte alla pulizia etnica e in fuga dalla città di Srebrenica.

Vedi il sito della Fondazione Langer

e dell’associazione Tuzlanska Amica di Tuzla, Bosnia Erzegovina

 

 

Presentazione libro Mammut, febbraio 2015, SECONDA PARTE

Registrazione degli interventi di presentazione del libro “Come far passare un mammut attraverso la porta (senza tirarla giù)” con immagini dell’attività. Febbraio 2015
a cura di Andrea Sola per www.educareallaliberta.org
SECONDA PARTE

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Presentazione libro e attività Centro Mammut Scampia – PRIMA PARTE

Videoregistrazione (sintesi) degli interventi di presentazione del libro “Come far passare un mammut attraverso la porta (senza tirarla giù)” con immagini dell’attività. Febbraio 2015.  PRIMA PARTE
a cura di Andrea Sola

qui per vedere la seconda parte 

 

Per ascoltare l’audio registrazione completa (2,30 ore) clicca qui

Palermo: Casa Officina

Intervista realizzata nel gennaio 2014 a Palermo presso la sede di Casa Officina da Andrea Sola per “CRONACHE DELL’ALTRA EDUCAZIONE”.

Che cos’è la Casa-Officina?

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Un asilo autogestito a Palermo




Interviste alle promotrici dell’Associazione “Casa di tutte le genti” di Palermo che ha fondato nel 2006 un asilo autogestito per le donne di Capoverde. Attualmente l’associazione non ha ancora una sede stabile.

Intervista ad un’allieva della Sudbury School di Gerusalemme – di Andrea Sola

La scuola “Sudbury” di Gerusalemme, frequentata da allievi che vanno dai 6 ai 18 anni, fa parte delle numerose scuole ‘democratiche’ sorte in Israele negli ultimi 25 anni. Le scuole “Sudbury” sono circa 35 nel mondo e prendono il nome dalla omonima scuola Sudbury Valley School, fondata nel 1968 a Framingham, Massachusetts, negli Stati Uniti, dove si mette in atto una forma di gestione particolarmente libera della pratica scolastica. L’intervista è stata realizzata da Andrea Sola nel 2011.

Video-intervista a un’insegnante della free school “Sudbury” di Gerusalemme

La scuola “Sudbury” di Gerusalemme, frequentata da allievi che vanno dai 6 ai 18 anni, fa parte delle numerose scuole ‘democratiche’ sorte in Israele negli ultimi 25 anni. Le scuole “Sudbury” sono circa 35 nel mondo e prendono il nome dalla omonima scuola  Sudbury Valley School, fondata nel 1968 a Framingham, Massachusetts, negli Stati Uniti, dove si mette in atto una forma di gestione particolarmente libera della pratica scolastica. L’intervista è stata realizzata da Andrea Sola nel 2011.

vedi l’intervista

Il centro territoriale ‘Mammut’ di Scampia. Video-intervista a Giovanni Zoppoli

PER GUARDARE IL VIDEOwatch?v=PUNQvXloAAA

Intervista a Giovanni Zoppoli, uno dei fondatori del centro territoriale ‘Mammut’ di Scampia, Napoli, realizzata da Andrea Sola nel 2011.

Il Centro territoriale Mammut è un progetto nazionale di ricerca-azione nato nel 2007. Partito da Scampia, ha coinvolto città del Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Liguria. Obiettivo del progetto è produrre innovazione metodologica con percorsi educativi rivolti a bambini, ragazzi e adulti caratterizzati dalla eterogeneità di provenienza sociale e politica.

Il progetto Mammut è partito dalla condivisione delle difficoltà che insegnanti e educatori di diverse regioni italiane trovavano nel proprio lavoro quotidiano. Cercando di accorciare la schizofrenia tra chi studia e chi lavora su campo, ne è nata una ricerca metodologica ispirata alla ricerca azione. Le finalità sono quelle di dare un contributo alla scuola nuova, perché il tempo dell’apprendimento sia tempo di liberazione, a partire dal corpo, dalla curiosità, da intuiti e talenti di cui ciascuno è portatore nella sua unicità. Una scuola che si fa città, dove la città è la Scuola.

“Come partorire un Mammut (senza rimanerci schiacciati sotto)”, Marotta & Cafiero edizioni,  2010, Napoli,  è un primo resoconto dell’opera di scrittura collettiva che questa ricerca ha prodotto, essendo sua finalità non solo di incidere sul fare concreto degli educatori coinvolti e delle loro agenzie educative, ma anche produrre pensiero critico e innovazione pedagogia.

Mammut, Piazza Giovanni Paolo II Scampia- Napoli – tel/fax 081 7011674

www.mammutnapoli.org

mammut.napoli@gmail.com

 

Le molte vie dell’apprendere. Un video di Andrea Sola.

Un video di Andrea Sola. Maggio 2012
Interviste originali
Brani da:
– “A pretty cool system” film , realizzato da k.r.a.t.z.a.
– Felice! di M.Antonelli e R.Klain.

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Introduzione di Andrea Sola alla proiezione del video presso Forte Marghera a MESTRE il 30 maggio 2012

La crisi dell’istruzione è sotto gli occhi di tutti, il problema è capirne la natura. Diciamo innanzitutto che non possiamo ridurla agli attacchi che le recenti riforme del sistema scolastico hanno fatto ai finanziamenti pubblici, il problema è più radicale soprattutto nasce ben prima.
Il fatto stesso che oggi non ci sia la forza e la convinzione per difendere i capisaldi del movimento pedagogico degli anni 70 e 80
(numero massimo di allievi per classe, tempo pieno, compresenza, sostegno ai disabili) che vengono così frontalmente attaccati dalla controriforma governativa, è solo l’ultima propaggine di una crisi che ha la sua origine nell’essersi creato un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza, cioè alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma da parte dell’intera compagine sociale.

Il rapporto con l’infanzia della società adulta è dominato dalle leggi del mercato non soltanto perchè destinataria dei prodotti di consumo, che ne è l’aspetto più evidente, ma anche per il progetto di omologazione totalizzante dei valori di riferimento con cui si misura il rapporto con l’infanzia: cosa vuol dire questo? che c’è una volontà sistematica di riportare tutto il sapere ad una scala di valori uguale per tutti, cioè la volontà dichiarata di azzerare le differenze per poter utilizzare unità di misura universali,
che è la traduzione “pedagogica” del concetto di uomo-merce, che si misura per la sua capacità di consumare merci,dove il “sapere” parcellizzato e centrifugato, diventa misurabile e quindi gestibile da una società che ha perso la capacità di accettare e valorizzare le differenze.

Io non credo che questo processo si possa descrivere come il frutto di una volontà definita di condizionare il pensiero, anche se ovviamente questo effetto c’è comunque, ma va inscritto in un processo più generale, come è evidente nella sfera economica, in cui domina la logica della pura autoriproduzione del sistema.
Questo predominio assoluto della dimensione del mercato fa si che non ci sia più nemmeno spazio per una discussione su quali modelli educativi sia meglio adottare, come poteva essere ancora in anni passati: adesso la critica del rapporto educativo tradizionale, oltre a non poter avere più un riferimento ideale alternativo cui rifarsi, ha perso anche il suo contraddittorio concreto: non ci troviamo più davanti un vero progetto educativo con cui poterci confrontare e criticare come superato: oggi quello che sta realizzandosi sotto i nostri occhi e con il contributo attivo, anche se magari inconsapevole, di tutti gli insegnanti in servizio, non è un modello educativo, ma la pura e semplice negazione del rapporto educativo stesso.

Da questo punto di vista tutte le pratiche innovative che si riesce ad adottare all’interno dell’istituzione devono essere interpretate solo nel senso della conquista di spazi “sani” o liberi che valgono nel contingente, cioè per quel tanto o poco di opportunità in più che offrono a coloro che ne possono fruire; non ci si può invece illudere che costituiscano un modello che possa stimolare il cambiamento dell’istituzione.
E questo appunto perchè la logica di funzionamento dell’apparato istituzionale si sta muovendo su binari che prescindono completamente dalla dimensione del rapporto educativo, esattamente come l’economia non risponde più a regole che hanno come obiettivo il benessere dell’uomo ma rispondono ad una logica tutta interna alla riproduzione di meccanismi autoconservativi.

Cosa fare dunque di fronte a questa situazione?
– Da una parte far rinascere un dibattito che metta all’ordine del giorno il problema del rapporto educativo, facendogli riprendere quella centralità che dovrebbe avere anche nell’ambito del dibattito attuale sulla difesa dei beni comuni.

Purtroppo la mancanza di attenzione alla dimensione della qualità del rapporto educativo è evidente anche in quegli ambiti che pure cominciano a dimostrare un crescente impegno nella difesa del diritto all’autodeterminazione nella gestione degli aspetti più importanti \basilari della sopravvivenza, come la lotta alla finanziarizzazione dell’economia, la difesa delle risorse naturali, della salute, della terra, del patrimonio storico e naturalistico, ecc.
Il dominio assoluto del mercato è un dato di fatto che connota radicalmente anche la dimensione del rapporto educativo.
Un impegno dunque di ordine culturale.
Da qui l’importanza di una rivista come Gli Asini che sta cercando di impegnarsi proprio su questo terreno.

– Da un altro versante, bisogna dare spazio a tutte quelle esperienze che si oppongono alla logica imperante e tentano,
da questo punto di vista non fa differenza se si stia agendo fuori o dentro l’istituzione, di ricostruire un rapporto educativo costruttivo.

Oggi è impossibile pensare di agire in vista di un progetto complessivo di trasformazione politica e sociale, la dimensione dell’agire nella stretta attualità è d’obbligo. Tutti gli sforzi di intervento nel sociale devono rimanere legati alla conquista di spazi di libertà
attuabili subito, lasciando all’imprevedibilità del reale di far emergere le linee di un nuovo ordine.

L’agire nell’ambito dell’educazione cercando di far emergere quante più opzioni, quanti più possibili ambiti di intervento, teorico e pratico, nuovi, sembra essere l’unica strada percorribile.

Credere nella importanza del qui ed ora, dell’azione che mostra subito i risultati, è proprio di ogni contesto in cui i protagonisti siano i i giovani, l’infanzia, cioè quella parte che sta vivendo oggi il suo momento formativo e che domani non sarà più tale.
Pensare alla dimensione dell’infanzia come centro dell’agire sociale costringe in qualche modo a concentrarsi sulle possibilità presenti e ad abbandonare ogni prospettiva proiettata esclusivamente su un ipotetico cambiamento futuro, che è esattamente ciò che il momento presente ci obbliga a fare.
La presentazione che stiamo per fare ora di alcuni di questi luoghi della sperimentazione, molto diversi tra loro sia per genere che per collocazione geografica, crediamo possa contribuire ad un ampliamento degli orizzonti del possibile di cui ho cercato di sottolineare la necessità.

Intervista con Yaacov Hecht, fondatore della prima scuola democratica di Israele

YAACOV HECHT

Nel 1987 ha fondato la Scuola Democratica di Hadera, e ha coniato il termine di scuola democratica, che è oggi in uso in tutto il mondo.
Nel 1993 Yaacov convocato la prima Conferenza internazionale sull’educazione democratica (IDEC) in Israele. La conferenza continua a svolgersi ogni anno in un diverso paese del mondo.
Nel 1995 ha fondato il primo Istituto per l’Educazione Democratica (IDE) e lo ha condotto fino al 2010.
Nel 2000 ha avviato la pratica delle “Education Cities”, che attualmente sono attive in 6 zone residenziali in Israele.
Nel 2010 Yaacov è diventato un co-fondatore di una nuova organizzazione denominata “Città Istruzione – L’arte delle collaborazioni”. Questa organizzazione si drdica al coordinamento dei programmi regionali che vedono tutta la città come una grande scuola.

Ha pubblicato nel 2005 il libro  “Demoratic Education, the beginning of a story”

Intervista a due ex allievi delle scuole democratiche

L’intervista è stata realizzata da Andrea Sola nel mese di luglio 2011 in occasione del convegno mondiale delle scuole democratiche , IDEC, svoltosi presso la Sand School nel Davon, Inghilterra.

 

Per una educazione all’immagine: video libro da “La storia” di Elsa Morante

Il gesto e la parola – Video libro realizzato dagli allievi della classe prima della scuola Media “Galluppi” di Burano (VE).
A cura di Andrea Sola con Gabriela Sanna