Cesare Moreno

Cesare Moreno, un intervento: I Maestri di Strada “educano il territorio”

Posted on 12 aprile 2016 by Andrea Sola

A Siamo Noi, programma di TV 2000, un viaggio tra i valori e gli insegnamenti dell’educazione. Seguendo l’esempio di Don Lorenzo Milani, una riflessione insieme a Michele Dotti, della Cooperativa sociale Kaleidos, uno degli organizzatori del Festival Comunità Educante che si svolgerà a Faenza dal 4 al 10 aprile., Enrico Vaime e Pietro Cantini

Educare la comunità

Gabriella Facondo – Voi che avete fatto cadere gli steccati tra scuola, strada, interno, esterno come giudicate l’esperienza di una comunità educante?

La comunità educante è al centro delle attività dei Maestri di Strada: “il detto africano: per crescere un bambino ci vuole un villaggio intero” era già nostro, era nelle migliori esperienze educative, al cui centro c’è il legame tra il maestro e l’ambiente di vita dei ragazzi: era così il Maestro di Pietralata, era così il Maestro Manzi anche se faceva lezione in televisione. L’educazione avviene per mandato di una comunità Ma dove è oggi la comunità? Si è in gran parte persa. I Maestri di Strada “educano il territorio” i ragazzi sono il pretesto per arrivare quegli adulti che hanno perso la capacità di fare il loro mestiere, che è quello di far crescere le nuove generazioni.

Massimiliano Niccoli E’ complicato fare questo in una realtà difficile?

E’ complesso pensarci, farlo è facile perché i ragazzi basta guardarli negli occhi almeno una volta e ti seguono. Questo ormai lo sappiamo, abbiamo venti anni di esperienza. Non parlo dei ragazzi piccoli, ma di quelli arrabbiati, quelli abbandonati quelli che stanno sul confine tra legalità ed illegalità: basta guardarli una volta begli occhi e ti seguono. Quello che ò difficile è costruire le alleanze intorno a questi ragazzi. Per me questi ragazzi sono belli, puliti, generosi e quant’altro, per gli altri sono “brutti sporchi e cattivi”, e se io frequento persone così sono trattato come loro. O’Mast oltre a essere O’Mast è anche un disgraziato. Siamo maltrattati economicamente, normativamente … non veniamo considerati. Un po’ come succede agli adolescenti.

Massimiliano Niccoli – …Ma come? dovreste essere premiati

Assolutamente no, lavoriamo esclusivamente con soldi privati Lo Stato non investe su di noi. E questo avviene da sei anni, Ma questo in fondo è secondario, quello che è importante è il fatto che il più delle volte quando noi entriamo in contatto con una realtà difficile, qualcuno si frega le mani: ecco qualcuno che se ne occupa,

Massimiliano Niccoli – …da un lato se ne lavano le mani, ma dall’altro siete pietre di scarto. E’ Incredibile

Non è strano, anche per i rifiuti solidi urbani ci piace affidarli a qualcuno, ma poi chi è che si innamora di un netturbino o di un operatore ecologico? Noi siano coloro che si occupano dei rifiuti umani ed a questi siamo assimilati.

Gabriella Facondo – E’ molto triste questo.

Ma no, non è triste, è così.

Gabriella Facondo – Tu Enrico hai detto che mai nessuno è perso. Cosa ne pensi?

Enrico Vaime – Una realtà quella di Napoli con cui bisognerebbe fare sempre i conti. Persone così sono indispensabili per salvare la nostra faccia, Noi concediamo la nostra solidarietà autentica, Ma la partecipazione è solo emotiva e non è pratica ed attiva, perché ci hanno disabituato ad intervenire, perché intervenire è faticoso. Non è spontaneo, richiede ragionamento, preparazione sacrificio, studio. Ecco perché sono pochi gli operatori veri e validi,

Massimiliano Niccoli – …. E sono maltrattati

Enrico Vaime – E sono guardati con sospetto, forse si immagina che poi prendono il potere. Io me lo auguro

Massimiliano Niccoli – …. Però è incredibile, sono lasciati soli con un problema che invece dovrebbe essere di tutta la comunità educante. Lui compensa un’assenza.

Allora copre un vuoto

Michele Dotti – La società civile non dovrebbe sostituirsi al pubblico, e mettere le pezze dove non riesce; deve collaborare, essere da stimolo ….

Massimiliano Niccoli – …. Se voi non ci foste quali sirene avrebbero?.

Le sirene sono tante. Il problema generale è: chi non cresce diventa dipendente. Dipendente da un padrone schiavista, da qualcuno che ti plagia, da chi ti passa una sostanza, alla fine anche da un camorrista. Il problema generale che noi abbiamo non è la camorra, ma la creazione di dipendenza negli esseri umani. Quando parliamo di comunità parliamo di un’altra cosa, del fatto che ciascuno di noi cresce se è interdipendente, se sta dentro una relazione forte.. Quando riusciamo ad incontrare degli insegnanti ed una scuola – e ci stiamo riuscendo – che comprendono questo messaggio allora stiamo creando dei legami nuovi con questi insegnanti e con queste scuole e i ragazzi si sentono sostenuti. Se non ci siamo noi – non ci siamo né noi né altri affini nella maggior parte dei quartieri di Napoli – c’è una situazione in cui può svilupparsi qualsiasi dipendenza.

Gabriella Facondo – Ma chi sono questi ragazzi? In cosa Credono, di cosa hanno paura, cosa sognano? Cosa cercano?

Se cercassero qualcosa di ben definito saremmo a posto. La condizione giovanile è per definizione ‘errante’, la condizione in cui si sta se cercando senza sapere cosa. Se io sapessi quello che voglio, non verrei da te a scuola. Il vero maestro non deve mettersi in cattedra per dare lezioni, ma deve essere capace di seguire il giovane nella sua erranza ed essere capace di guidarlo a trovare i legami giusti.
Nelle nostre scuole medie di periferia abbiamo un ambiente misto: quello che non ha voglia di studiare, quello che non parla, quello che parla troppo, quello che tira le sedie, quello che urla, quello che si nasconde Abbiano tutte le tipologie e da un punto di vista sociale abbiamo una certa varietà. Quindi non è una classe sociale predeterminata, ma dei giovani che stanno cercano se stessi e ci vuole qualcuno che li aiuti a trovarsi,

Massimiliano Niccoli – Sono predisposti a cercare se stessi, un futuro che sia migliore del proprio presente? Che voglie hanno?

Le voglie, … i bisogni sono quelli indotti da una società che ti offre delle merci. Noi diciamo che “ciascuno cresce solo se è sognato”, ed è la prima domanda che rivolgo agli educatori quando incontrano un ragazzo nuovo: ma tu come lo immagini domani: delinquente, principe azzurro, cameriere in un bar?? Come fai a vedere in una persona debole, sbandata, incerta, che non sa bene cosa vuole, un progetto. Al massimo possiamo fare un sogno e è il problema successivo è chi e come condivide questo sogno.

Gabriella Facondo – Ma come fate? Incontrate un ragazzo di 18 – 24 anni che ha smesso di provarci, di cercarsi un lavoro….

Faccio un esempio: un ragazzo che è al secondo superiore avendo 18 anni dopo aver subito diverse bocciature. Il padre gli ripete continuamente che fallirà, la madre che lo compatisce e lui stesso che non crede in sé

Gabriella Facondo – Ma che sfida è questa?

E’ la sfida di scoprire dentro ciascuno la parte migliore. Spesso noi ci proviamo con l’arte, questo ragazzo che sembra incapace di fare alcuna cosa, quando ha in mano gli attrezzi per dipingere riesce a esprimersi. Non significa che deve diventare un artista, ma attraverso l’arte deve scoprire che è una persona bella, buona e ricca di futuro. La nostra scommessa – questo à la comunità educante – è di far conoscere a tutti quelli che stanno attorno a lui, a cominciare dai suoi genitori, che lui non è il bambino da coccolare o il bambino da sgridare ma un adulto bello e pieno di prospettive.