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Giuseppe Ferraro, video-interviste sulla pratica filosofica fuori dall’istituzione.

Posted on 23 settembre 2012 by Andrea Sola

Giuseppe Ferraro, video- interviste sulla pratica filosofica fuori dall’istituzione
a cura di Andrea Sola

– parte prima: I dialoghi filosofici di Marina di Camerota – una esperienza di scuola fuori dall’istituzione
– parte seconda: La restituzione del sapere  – la filosofia nei luoghi di confine
– parte terza: L’educazione ai sentimenti –  la filosofia “fuori le mura”
– parte quarta: Una scuola d’ascolto

Esiste da trent’anni  un laboratorio filosofico animato da Giuseppe Ferraro e da Simona Marino che riesce a far rinascere la pratica filosofica al di fuori dei luoghi e delle modalità ufficiali e che si configura, per il vigore e la vitalità che ha dimostrato di saper esprimere in un così lungo lasso di tempo, come una vera e propria esperienza di crescita di una nuova forma di cittadinanza.
Abbiamo assistito all’ultimo di questi appuntamenti in cui un gruppo nutrito di studenti, riuniti per tre giorni  Marina di Camerota, un luogo speciale sulla costa campana, dialogavano intensamente tra loro e con altri ospiti invitati, con una libertà, una autenticità ed un coinvolgimento che ci hanno dato la sensazione che si stesse rivivendo quel luogo mitico del discorrere filosofico che è il simposio.
Questa pratica, che viene chiamata “filosofia fuori le mura”, si rinnova ogni anno nel periodo estivo ed ha visto nel tempo la partecipazione, assieme agli studenti, di numerosissimi ospiti di provenienza diversa, filosofi, scrittori, operatori sociali, giuristi, scienziati, in molti casi di chiara fama, senza tuttavia che la loro presenza sia mai utilizzata come elemento di richiamo (infatti questi appuntamenti sono conosciuti praticamente solo attraverso la trasmissione orale).
La  straordinarietà di questi incontri, a nostro avviso, sta proprio nel fatto che non possono essere in alcun modo assimilati alle esperienze apparentemente simili (ed oggi in grande auge) dei festival o dei meeting: quello che viene preservato come il loro vero “carattere” è la dimensione dell’ascolto e dello scambio: non c’è comunicazione che non sia seguita da un intenso susseguirsi di interventi\domande che occupano solitamente molto più spazio delle relazioni vere e proprie. Vige inoltre la regola non scritta che la dimensione complessiva del gruppo sia tale da permettere l’ascolto senza microfoni.

Questa attività si coniuga strettamente con altre esperienze che Ferraro conduce da tempo e che vedono la filosofia occupare spazi assolutamente inusuali come le scuole primarie e le carceri, dove, con la medesima attitudine le domande della filosofia entrano in maniera del tutto naturale nel tessuto delle relazioni che si vengono ad instaurare tra soggetti che la consuetudine vuole lontani ed assolutamente estranei: cosa si può immaginare di più lontano dal discorso filosofico della “ratio” dei bambini o degli ergastolani di Poggioreale o dei minori “delinquenti” di Nisida? Eppure è proprio in questi contesti che il discorso filosofico, inteso come il domandarsi “cosa sono” gli elementi che costituiscono la nostra esistenza quotidiana, trova spazio per esistere e fruttificare ed assolvere quindi a quella che rimane una delle funzioni fondamentali del pensare filosofico, che è quello di “dare sollievo”, cioè di contribuire concretamente alla crescita spirituale della persona.
Vorremmo sottolineare come queste esperienze di filosofia intese come campo della pratica pedagogica non siano un “metodo” con i suoi schemi, i suoi passaggi codificati, i suoi “espedienti didattici”, ma qualcosa di più spontaneo, di più diretto, ma nello stesso tempo di più profondo: si tratta di una modalità di relazione in cui chi sa è capace di rimettere ogni volta in discussione il suo sapere per ascoltare gli altri, che poi sono “l’altro”, quel singolo altro ché viene così riconosciuto come un essere pensante\vivente esattamente come lo è  il proponente in quanto adulto o persona “colta”.
Fare l’esperienza di come tutto questo sia possibile in un terreno così apparentemente astratto come quello filosofico ci sembra assolutamente coerente con un percorso di riappropriazione pedagogica di quei valori del rispetto, della dignità e della libertà dell’altro che vorremmo fossero fatti propri da chi si occupa di educare ed accompagnare i più giovani nella crescita ed anche i più svantaggiati in un percorso di riscatto.
Di tutto questo ci ha parlato Giuseppe Ferraro nelle interviste che qui presentiamo, realizzate nel mese di settembre 2012 a Napoli.
Il materiale è stato raccolto in alcuni capitoli per facilitarne l’ascolto:
– parte prima: I dialoghi filosofici di Marina di Camerota – una esperienza di scuola fuori dall’istituzione
– parte seconda: La restituzione del sapere  – la filosofia nei luoghi di confine
– parte terza: L’educazione ai sentimenti –  la filosofia “fuori le mura”
– parte quarta: Una scuola d’ascolto

G. Ferraro è docente di Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli. E’ autore di studi di fenomenologia, leopardiani e nietzscheiani. Oltre che all’insegnamento universitario si è dedicato alla diffusione della pratica filosofica nelle scuole dell’obbligo, nele carceri ed in altri luoghi “non istituzonali”. tra le molte pubblicazioni ricordiamo quelle più attinenti a queste esperienze ed ancora reperibili: La filosofia spiegata ai bambini (2000), Filosofia in carcere (2001), La scuola dei sentimenti (2003), Filosofia fuori le mura (2010), tutti editi da Filema. Per una bibliografia più completa vedi http://www.festivaletteratura.it/scheda_autore.php?id=394