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LIBERARE LE SCUOLE, Intervista a Alessandra Cenerini. da “Una Città”

Posted on 27 marzo 2015 by Andrea Sola

La convinzione che per riformare la scuola non si può che partire dagli insegnanti valorizzandone il merito con una forte selezione in ingresso, come già avviene con successo in Finlandia e Singapore, offrendo prospettive di carriera, retribuzione adeguata e autonomia alle scuole; la situazione grave dei professionali e una proposta per riconvertirli. Intervista ad Alessandra Cenerini.

Ales­san­dra Ce­ne­ri­ni è pre­si­den­te del­l’A­di (As­so­cia­zio­ne do­cen­ti e di­ri­gen­ti sco­la­sti­ci ita­lia­ni) dal­la sua fon­da­zio­ne, av­ve­nu­ta nel 1998, con la fi­na­li­tà di af­fer­ma­re il pro­fes­sio­ni­smo del­la do­cen­za, poi al­lar­ga­ta­si al­la di­ri­gen­za sco­la­sti­ca. È au­tri­ce di nu­me­ro­si ar­ti­co­li e sag­gi sul­la scuo­la e sul­la con­di­zio­ne del do­cen­te. In que­ste set­ti­ma­ne si è tor­na­ti a par­la­re di va­lo­riz­za­zio­ne del me­ri­to per gli in­se­gnan­ti, co­sa ne pen­sa? In real­tà se ne sta par­lan­do da tren­t’an­ni, la no­vi­tà sta nel fat­to che re­cen­te­men­te il Miur ha av­via­to due “can­tie­ri”, uno per la do­cen­za e uno per l’i­stru­zio­ne tec­ni­ca e pro­fes­sio­na­le. So­no due te­mi en­tram­bi fon­da­men­ta­li. Il pri­mo, in par­ti­co­la­re, do­vreb­be for­mu­la­re pro­po­ste in ma­te­ria di for­ma­zio­ne, re­clu­ta­men­to e va­lo­riz­za­zio­ne del­la pro­fes­sio­na­li­tà de­gli in­se­gnan­ti. Ve­dre­mo co­sa ne sor­ti­rà. Non vi è dub­bio che nei Pae­si in cui si è pun­ta­to sul­l’i­stru­zio­ne co­me le­va per lo svi­lup­po, si è sem­pre pre­sta­ta gran­de at­ten­zio­ne agli in­se­gnan­ti. Due esem­pi per tut­ti: la Fin­lan­dia e Sin­ga­po­re. Og­gi Sin­ga­po­re è la quar­ta po­ten­za fi­nan­zia­ria mon­dia­le ed è uno dei Pae­si in cui i quin­di­cen­ni han­no i più al­ti ri­sul­ta­ti nel­l’in­da­gi­ne in­ter­na­zio­na­le Pi­sa, ma fi­no al 1965, Sin­ga­po­re era un’i­so­la tro­pi­ca­le po­ve­ra, con po­che ri­sor­se na­tu­ra­li e con un anal­fa­be­ti­smo di­la­gan­te. È no­to che la prin­ci­pa­le chia­ve del suc­ces­so di Sin­ga­po­re, do­po aver con­qui­sta­to l’in­di­pen­den­za, è sta­ta, per l’ap­pun­to, il gran­de in­ve­sti­men­to sul­la scuo­la e in par­ti­co­la­re su­gli in­se­gnan­ti. In che ter­mi­ni è sta­ta per­se­gui­ta la va­lo­riz­za­zio­ne del me­ri­to de­gli in­se­gnan­ti nei Pae­si da lei ci­ta­ti? In­nan­zi­tut­to con una for­tis­si­ma se­le­zio­ne in ­ingresso. Sia a Sin­ga­po­re sia in Fin­lan­dia ac­ce­do­no al­la for­ma­zio­ne per di­ven­ta­re in­se­gnan­ti i mi­glio­ri stu­den­ti. In Fin­lan­dia è am­mes­so so­lo il 10% dei can­di­da­ti. A Sin­ga­po­re c’è un’a­na­lo­ga se­le­zio­ne in in­gres­so, a cui si ac­com­pa­gna an­che un suc­ces­si­vo svi­lup­po di car­rie­ra sul­la ba­se del me­ri­to. Una car­rie­ra di­na­mi­ca che si ar­ti­co­la in tre per­cor­si spe­cia­li­sti­ci e può por­ta­re a gra­di pro­fes­sio­na­li mol­to ele­va­ti at­tra­ver­so tap­pe suc­ces­si­ve di for­ma­zio­ne e va­lu­ta­zio­ne. Da noi nul­la di tut­to que­sto. Da un la­to l’in­gres­so al­l’in­se­gna­men­to av­vie­ne per sa­na­to­rie con­ti­nue per le qua­li con­ta so­lo l’an­zia­ni­tà di ser­vi­zio, si pen­si ad esem­pio ai Pas, i tri­ste­men­te no­ti per­cor­si abi­li­tan­ti spe­cia­li, dal­l’al­tro non esi­ste al­cu­na dif­fe­ren­zia­zio­ne di car­rie­ra, seb­be­ne se ne par­li da tren­t’an­ni. E in­ve­ce le so­le ef­fi­ca­ci va­lu­ta­zio­ni del me­ri­to so­no pro­prio nel­la fa­se del re­clu­ta­men­to e nel­la dif­fe­ren­zia­zio­ne e ar­ti­co­la­zio­ne di car­rie­ra. Le al­tre mo­da­li­tà, qua­li il me­rit pay, so­no co­se an­ti­che che non spo­sta­no di una vir­go­la la qua­li­tà com­ples­si­va del­l’in­se­gna­men­to. Il pre­mio al “bra­vo in­se­gnan­te”, per il so­lo la­vo­ro svol­to con la pro­pria clas­se, non sti­mo­la la crea­zio­ne di un pa­tri­mo­nio pro­fes­sio­na­le con­di­vi­so e quin­di non si se­di­men­ta. La scuo­la ha in­ve­ce bi­so­gno di co­strui­re un for­te ca­pi­ta­le so­cia­le, fon­da­to sul team work. E que­sto può av­ve­ni­re so­lo se si può con­ta­re su do­cen­ti spe­cia­liz­za­ti che co­sti­tui­sca­no una sor­ta di lea­der­ship in­ter­me­dia a so­ste­gno del­l’or­ga­niz­za­zio­ne com­ples­sa del­le scuo­le au­to­no­me. Si par­la an­che di una cre­scen­te dif­fi­col­tà ad at­ti­ra­re nel­l’in­se­gna­men­to i mi­glio­ri. In mol­ti Pae­si, co­me la Fran­cia, c’è una ca­ren­za con­cla­ma­ta di in­se­gnan­ti, la do­cen­za non ha più un gran­de ap­peal. In Ita­lia, vi­ste le gra­dua­to­rie so­vraf­fol­la­te che an­co­ra ab­bia­mo, sia­mo al mo­men­to lon­ta­ni da que­sta si­tua­zio­ne, an­che se il fe­no­me­no co­min­cia a far­si sen­ti­re per le di­sci­pli­ne tec­ni­che e scien­ti­fi­che. Ad ogni mo­do, per po­ter at­ti­ra­re i mi­glio­ri nel­l’in­se­gna­men­to oc­cor­re ri­da­re pre­sti­gio so­cia­le a que­sta pro­fes­sio­ne e un giu­sto ri­co­no­sci­men­to re­tri­bu­ti­vo. Ma que­sto, in Ita­lia, com­por­ta una po­li­ti­ca più se­let­ti­va de­gli or­ga­ni­ci, che do­vreb­be­ro es­se­re co­strui­ti in fun­zio­ne del­le esi­gen­ze del­la scuo­la e non… [ con­ti­nua ]

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