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Pagine da: “I bambini felici di Summerhill” di Alexander Neill

Posted on 14 settembre 2015 by Andrea Sola

Pagine da: “I bambini felici di Summerhill” di Alexander Neill

Come si presenta Summerhill? Ecco: per dirne una, le lezioni sono facoltative. I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

C’é un orario, ma vale solo per gli insegnanti.  Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.  Non seguiamo nuovi metodi didattici poiché non diamo eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

Non ha senso che una scuola abbia o non abbia, un suo metodo per insegnare la divisione, poiché la divisione non ha nessuna importanza a meno che uno non voglia impararla. E il bambino che vuole imparare le divisioni le imparerà comunque esse gli vengano insegnate.

I bambini che vengono a Summerhill fin da piccoli seguono le lezioni senza problemi di alcun genere; quelli che invece provengono da altre scuole, giurano che non frequenteranno mai più quelle bestiali lezioni.

Giocano vanno in bicicletta, stanno fra i piedi del prossimo, ma stanno alla larga da ogni lezione.  Spesso questo stato di cose continua per mesi interi. Il periodo necessario a superarlo é proporzionale al disgusto ché é rimasto dall’ultima scuola frequentata. Da noi il record é stato battuto da una ragazza che usciva da un convento: non fece nulla per tre anni. In media il periodo di tempo necessario a superare l’odio per le lezioni é di tre mesi.

Chi non abbia famigliarità con i concetti di libertà, si chiederà che razza di manicomio possa essere un posto dove i bambini giocano e fanno tutto quel che vogliono. Molti adulti dicono: ” Se mi avessero mandato in una scuola simile, non avrei combinato niente”; altri dicono: ” “Questi ragazzi saranno molto svantaggiati quando dovranno competere con quelli che hanno studiato”.

Penso allora a jack che ci lasciò all’età di sedici anni per andare a lavorare in una fabbrica. Un giorno il direttore di produzione lo mandò a chiamare: “Tu sei quello che viene da Summerhill”, disse, “mi piacerebbe sapere cosa pensi dell’educazione impartita in quella scuola ora che ti trovi fra altra gente che viene educata nelle scuole normali. Se tu dovessi scegliere ora, andresti a Eton o a Summerhill?” “A Summerhill naturalmente”, rispose Jack.

“Ma che cosa offre Summerhill che le altre scuole non offrono? Jack si grattò la testa. “Non saprei”, disse lentamente, “credo che dia un senso di completa fiducia in se stessi”. “Già,” disse il direttore seccamente, “me ne sono accorto quando sei entrato nella stanza”. “Santo cielo”, disse Jack sorridendo, “mi dispiace di aver dato questa impressione”. “Mi ha fatto piacere,” replicò il direttore. “Quasi tutti quelli che entrano qui sono agitati e si trovano a disagio. Tu sei entrato come se ti sentissi uguale a me. Allora, in quale reparto vorresti essere trasferito?”

Tanto io quanto il corpo insegnante odiamo profondamente ogni tipo do esame. Per noi gli esami di ammissione all’Università sono una maledizione, ma non possiamo rifiutarci di insegnare ai ragazzi le materie richieste. Ovviamente, finché gli esami esisteranno ci imporranno la loro volontà. Di conseguenza ogni insegnante a Summerhill ha le qualifiche per insegnare le materie tradizionali. Non sono molti i fanciulli che vogliono superare questi esami; lo fa solo chi può iscriversi all’Università. Non sembra  che questi ragazzi incontrino difficoltà eccessive nel prepararsi. Generalmente iniziano la loro preparazione a quattordici anni e la completano in un periodo di tre anni. Naturalmente non sempre passano al primo tentativo. Il fatto più importante è che essi tentano di nuovo.

La domanda che i visitatori di Summerhill pongono con più frequenza é: “Non é possibile che, in seguito, i ragazzi cambino idea e che possano rimproverare la scuola di non aver loro insegnato la matematica o la musica?” La risposta é che un giovane Beethoven o un giovane Einstein rifiuterebbero di essere tenuti lontani dai rispettivi ambiti di interesse.

Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.  Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.

Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .

Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

Naturalmente il benestante dirà “Uff! Se per voi un camionista ha successo nella vita…” Il criterio con cui io giudico il successo e la capacità di lavorare con gioia e di vivere positivamente. In base a questa definizione, la maggior parte degli allievi di Summerhill ha avuto successo nella vita.

Winifred, tredici anni, un’allieva appena arrivata, mi disse di odiare tutte le materie, e gridò di gioia quando le spiegai che era libera di fare quel che le piaceva. “Non dovrai venire a scuola se non vorrai” le dissi.  Si mise di impegno per divertirsi e ci riuscì per qualche settimana. A questo punto mi accorsi che si annoiava.

“Insegnami qualcosa” mi disse un giorno , “sono annoiata a morte”. “Benissimo” le dissi allegramente, “cosa vuoi che ti insegni?” “ Non lo so” mi rispose.

“ E io nemmeno” conclusi, lasciandola. Passarono dei mesi, poi ritornò. “Ho intenzione di dare gli esami di ammissione all’università” mi disse “e voglio che tu mi dia delle lezioni”.

Ogni mattina studiava con me e con gli altri insegnati, e studiava con successo. Mi confidò che le materie non la interessavano molto ma che la interessava lo scopo che si prefiggeva. Winifred ritrovò se stessa perché le si permise di essere se stessa.

L’autogoverno

Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica. Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.  Il mio voto ha lo stesso peso di quello di un bambino di sei anni. Qualcuno potrebbe obbiettare con un sorriso: “Ma le tue parole hanno più influenza?”. Proviamo a vedere.

Una volta convocai una riunione e proposi di proibire il fumo a tutti i minori di sedici anni. Ne spiegai le ragioni: il fumo é una droga é velenoso, per i bambini non costituisce un vero bisogno, ma ha effetti nocivi sulla crescita. Si fecero delle obbiezioni, si passò al voto: venni sconfitto a larga maggioranza.

Vale la pena di riferire il seguito. Dopo la mia sconfitta, un ragazzo di sedici anni propose di proibire il fumo ai minori di dodici anni. Riuscì a far approvare la mozione ma, all’Assemblea della settimana dopo, un bambino di dodici anni propose di annullare la legge dicendo: “Ce ne stiamo seduti al gabinetto a fumare, proprio come faremmo se fossimo in una scuola dalla disciplina tradizionale, e dico che questo é contrario agli ideali di Summerhill”. Il suo discorso fu applaudito e la legge venne cassata. Spero così di avere chiarito che la mia voce non é sempre più autorevole di quella di un bambino.

Come funziona l’Assemblea Generale? All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta. Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre. Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica. nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli. A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici. E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza. Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

Come farà a superare gli esami? » Sono pochi quelli che accettano la mia risposta,, « Se vostro figlio gioca tutto il tempo che vuole, riuscirà a superare gli esami di ammissione all’Università con due anni di studio intensivo, invece di passare i soliti cinque, sei o sette anni in una scuola, che non dà importanza al gioco come fattore vitale ».

Ma devo sempre aggiungere: « Cioè—, sempre che voglia superare gli esami ». Può darsi che voglia diventare un ballerino o un radiotecnico, Una ragazza può desiderare di diventare una creatrice di moda o una assistente per l’infanzia.

Sì, è la paura per il futuro dei bambini che spinge gli adulti a privarli del diritto di giocare. Tuttavia non si tratta solo di questo. C’è nella disapprovazione del gioco una vaga idea moralistica, l’impressione che un bambino che gioca non sia proprio bravo, un’impressione che si manifesta nell’ammonizione ai giovani adulti: « Non fare il bambino».

Sarebbe interessante, anche se difficile, accertare i danni subiti dai bambini cui non è stato permesso di giocare a sufficienza. Mi domando spesso se le grandi folle che assistono alle partite di calcio non tentino di far rivivere l’interesse per il gioco che è stato in loro arrestato identificandosi con i giocatori, e giocando così per procura.