Seminario di Autoformazione dei futuri insegnanti, a cura di Andrea Sola, a Tutta un’Altra Scuola

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Summerhill come prototipo di una diversa relazione educativa, di Andrea Sola

 

La nostra idea corrente di scuola si basa su una serie di elementi che sono tra loro strettamente connessi e che si configurano come un modello definito e coerente di convivenza collettiva tra bambini e adulti. Questi elementi sono tra loro strettamente legati così da risultare tutti necessari e non sostituibili, pena il mancato funzionamento e la messa in discussione dell’intero sistema-scuola.

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Faenza, Festival Comunità educante: venerdì 8 aprile, TUTTA UN’ALTRA SCUOLA! ECCO COM’È…

Nell’ambito degli eventi del FESTIVAL COMUNITA’ EDUCANTE che si terrà a Faenza dal 4 al 10 aprile

si segnala

venerdì 8 aprile

 Faenza,  Aula 1 della Fondazione Sales (ex Salesiani) in via San Giovanni Bosco 1

alle ore 16.45

Andrea Sola
TUTTA UN’ALTRA SCUOLA! ECCO COM’È…
Una occasione di confronto tra esperienze diverse per discutere assieme sulla nuova educazione.
Partecipano: Claudia Benatti, redattrice di Terra Nuova, Sabino Pavone, vice presidente dell’associazione Scuole Steiner- Waldorf, Andrea Sola redattore del sito www.educareallaliberta.org, Aldo Arbore, Scuola pubblica Montessoriana, Maria De Biase, dirigente scolastica, Valerio Donati, Tutta un’altra scuola, Gianfranco Staccioli, docente Università Firenze, Daniela Ermini, Epale (European Platform for Adult Learning in Europe) e Agenzia Nazionale Erasmus+, INDIRE.
orario: 16,45-19,15

Faenza, Festival Comunità educante: laboratorio per le scuole superiori e gli studenti universitari: Andrea Sola, Proposta di tirocini per futuri insegnanti

Nell’ambito degli eventi del FESTIVAL COMUNITA’ EDUCANTE che si terrà a Faenza dal 4 al 10 aprile

si segnala

venerdì 8 aprile

Liceo Socio pedagogico Torricelli di Faenza

dalle ore 8.30

LABORATORI PER LE SUPERIORI

Andrea Sola

Andrea Sola
Proposta tirocini per futuri insegnanti
incontri rivolta ai giovani che si stanno avviando alle professioni dell’insegnamento e dell’educazione (licei ad indirizzo pedagogico ed altri) per proporre loro di sperimentare direttamente un modo diverso di fare scuola andando a “fare pratica” nei luoghi di eccellenza in cui si sta facendo davvero della “buona scuola”.
Per questo verranno loro suggerite diverse realtà italiane ed estere dove potrebbero essere accolti e vivere una esperienza a diretto contatto con realtà educative sperimentali.
Verrà proiettato un video con una antologia sintetica di buone pratiche educative.
durata: 2 ore, orario da definire

Libertarian education: an alternative model of education, by Andrea Sola

Libertarian education: an alternative model of education

by Andrea Sola

Libertarian education is a current of pedagogy that has distant origins, and that has been theorized by many authors and put into practice in many experiences almost anywhere in the world.

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Gli atti del Convegno “Tutta un’altra scuola”

Tutta un’Altra Scuola 2015: Atti del Convegno

Il motore di questa nostra iniziativa è condensabile nelle parole che trovate nell’Introduzione: «Quale sia il comune denominatore delle differenti esperienze che oggi si raccontano a noi pare chiarissimo: si parte dal bambino, dal ragazzo come individuo, una persona che attraverso l’educazione e la scuola (che abbia o no le mura) acquisisca fiducia, senso critico, maturità, consapevolezza; non solo nozioni e non solo per superare l’esame impietoso di chi con un voto o due parole pretende di sintetizzare cosa c’è dentro, fuori e intorno a ciascun
bambino».

 

PRESENTAZIONE DELLE ATTIVITA’ DEL CENTRO PANDORA che ha sede a Mestre all’interno del parco cittadino di Forte Marghera

 Il Centro Pandora è impegnato nella costruzione di esperienze educative basate sui principi della libertà e  del rispetto dei bambini e dei ragazzi; si propone inoltre di costruire occasioni di discussione e confronto per affrontare i problemi dei giovani a partire dalla centralità del rapporto educativo.
 

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Salvare gli innocenti, una pedagogia per i tempi di crisi, di Goffredo Fofi. Un invito alla lettura, di A. Sola

Il vero centro di queste riflessioni è la denuncia della mancata assunzione di responsabilità da parte del “ceto pedagogico” di fronte ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e l’affermazione di quella che può essere considerata la vera linea di confine per chi voglia agire per il bene comune: la scelta di mettere l’educazione al primo posto nella scala dei valori che determinano le scelte dell’agire politico.

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Intervista di Andrea Sola a “Una Città”: il “dopo-non-scuola”

UNA CITTÀ n. 212 / 2014 Aprile
Intervista a Andrea Sola
realizzata da Giovanni Pasini

IL “DOPO-NON-SCUOLA”
Manualità artigiana e pratiche pedagogiche libertarie per offrire ai bambini occasioni attraverso cui esprimersi; una relazione, quella tra adulti e bambini, improntata sempre più sull’autorità anziché sul dialogo; le costanti preoccupazioni delle maestre per il programma da completare che scoraggiano ogni nuova iniziativa; l’esperienza del “dopo-non-scuola”. Intervista ad Andrea Sola.

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Andrea Sola, intervento dal titolo “Cambiare i paradigmi del rapporto educativo”

Prima conferenza del ciclo “Un’altra educazione e’ possibile-uno sguardo differente” presso il Centro Quarzo Rosa di Faenza il 7 marzo 2014.

Dopo la presentazione di Cecilia del progetto di educazione parentale e zooantropologia a Pieve Cesato, parla Andrea Sola con un intervento dal titolo “Cambiare i paradigmi del rapporto educativo. La volonta’ di potenza dell’adulto, una rinuncia necessaria, dall’atteggiamento persuasori a quello dialogico”.

Una Città, indice del numero di aprile 2014

UNA CITTÀ n. 212 / 2014 Aprile

LA CO­PER­TI­NA è de­di­ca­ta al­le 276 ra­gaz­ze ni­ge­ria­ne ra­pi­te da­gli ji­ha­di­sti di Bo­ko Ha­ram.
IN BAN­CA CE L’HAN­NO DET­TO IN FAC­CIA. Una dit­ta edi­le che a po­co a po­co cre­sce e pren­de com­mes­se sem­pre più im­por­tan­ti, le pri­me ri­chie­ste del piz­zo, ac­cet­ta­te un po’ per pau­ra e un po’ per con­ti­nua­re a la­vo­ra­re e poi la cri­si, l’im­pos­si­bi­li­tà di pa­ga­re e quin­di le mi­nac­ce nei can­tie­ri e ne­gli uf­fi­ci fi­no al gior­no in cui si sco­pre che la po­li­zia sta­va già fa­cen­do in­da­gi­ni, quin­di la de­nun­cia, la scor­ta, il pro­ces­so e in­tan­to le ban­che che da un gior­no al­l’al­tro, tut­te, tol­go­no i fi­di e chiu­do­no le por­te per­ché non ha sen­so pre­sta­re sol­di a un im­pren­di­to­re che ri­schia la vi­ta; la vi­ci­nan­za e la sol­le­ci­tu­di­ne del­le for­ze del­l’or­di­ne e la fer­ma vo­lon­tà, no­no­stan­te tut­to, di ri­co­min­cia­re. In­ter­vi­sta a Vi­via­na Spe­ra e Gil­da Giac­co­ne (da pag. 3 a pag. 5).
LA RI­GA SUL PRA­TO. Una len­ta e pro­gres­si­va ca­du­ta del­l’e­ros pro­prio in quan­to vi­ta­li­tà, una mor­ti­fi­ca­zio­ne pro­gres­si­va del­l’e­si­sten­za che per­de gra­dual­men­te di sen­so, spe­gnen­do ogni slan­cio ver­so l’al­tro, ver­so il fa­re, ver­so il fu­tu­ro; una ma­lat­tia, la de­pres­sio­ne, le­ga­ta an­che al­la fa­ti­ca di vi­ve­re in un mon­do do­ve tut­to è pos­si­bi­le e quin­di le aspet­ta­ti­ve so­no il­li­mi­ta­te; l’im­por­tan­za del­la pa­ro­la, uni­ca ve­ra stra­da per riat­ti­va­re il trans­fert sul mon­do. In­ter­vi­sta a Fran­co Lol­li (da pag. 6 a pag. 9).
MI­GRA­ZIO­NI E AC­CO­GLIEN­ZA. Per la ru­bri­ca “neo­de­mos”, Gian­pie­ro Dal­la Zuan­na e Emi­lia­na Bal­do­ni ci par­la­no di co­me sta cam­bian­do la po­li­ti­ca del­l’ac­co­glien­za nel no­stro pae­se, ri­cor­dan­do­ci che, no­no­stan­te gli al­lar­mi quo­ti­dia­ni, nel 2013 i ri­chie­den­ti asi­lo al­l’I­ta­lia so­no sta­ti 28.000 con­tro i 126.990 del­la Ger­ma­nia (pag. 10).
NUN C’A FI­RU! Una bi­blio­te­ca per bam­bi­ni e ra­gaz­zi na­ta in un quar­tie­re dif­fi­ci­le di Pa­ler­mo, do­ve si con­cen­tra­no fa­mi­glie di­sa­gia­te e im­mi­gra­ti, as­sie­me a bor­ghe­si che pe­rò man­da­no i fi­gli al­tro­ve; bam­bi­ni che die­tro la ma­sche­ra del­l’ag­gres­si­vi­tà so­no fra­gi­lis­si­mi e che la scuo­la ri­schia di mor­ti­fi­ca­re ul­te­rior­men­te; l’im­por­tan­za, a par­ti­re dai li­bri, ma an­che dal­la mu­si­ca e dal la­vo­ro nel­l’or­to, di da­re lo­ro la fi­du­cia e le com­pe­ten­ze ne­ces­sa­rie a spez­za­re un de­sti­no già se­gna­to; la con­qui­sta spet­ta­co­la­re del­la let­tu­ra. In­ter­vi­sta a Do­na­tel­la Na­to­li, Li­be­ra Dol­ci e Ales­sia Ci­ri­min­na (da pag. 12 a pag. 15).
IL “DO­PO NON-SCUO­LA”. Ma­nua­li­tà ar­ti­gia­na e pra­ti­che pe­da­go­gi­che li­ber­ta­rie per of­fri­re ai bam­bi­ni oc­ca­sio­ni at­tra­ver­so cui espri­mer­si e rac­con­ta­re co­me ve­do­no il mon­do; una re­la­zio­ne, quel­la tra adul­ti e bam­bi­ni, im­pron­ta­ta sem­pre più al­l’au­to­ri­tà an­zi­ché al dia­lo­go; le co­stan­ti pre­oc­cu­pa­zio­ni del­le mae­stre ri­spet­to al pro­gram­ma da com­ple­ta­re che sco­rag­gia­no ogni nuo­va ini­zia­ti­va; l’e­spe­rien­za del “do­po-non-scuo­la” e quel so­gno di man­da­re i gio­va­ni in gi­ro per il mon­do, per sco­pri­re co­me si può far scuo­la in mo­do di­ver­so. In­ter­vi­sta ad An­drea So­la (da pag. 16 a pag. 19).
L’OR­FA­NO­TRO­FIO. L’in­fan­zia in or­fa­no­tro­fio, poi l’e­mi­gra­zio­ne for­za­ta in Bel­gio, nel­le mi­nie­re, a la­vo­ra­re du­ro, pri­ma co­me ope­ra­io, poi co­me ca­po-can­tie­re; il ri­tor­no in Ita­lia, l’az­zar­do di met­ter­si in pro­prio, l’a­zien­da che va be­ne… e poi la de­ci­sio­ne, as­sie­me al­la mo­glie, di si­ste­ma­re i fi­gli e mol­la­re tut­to per an­da­re in Afri­ca, in Gui­nea, per esau­di­re il vec­chio so­gno nel cas­set­to: apri­re un or­fa­no­tro­fio per re­sti­tui­re ciò che si ave­va ri­ce­vu­to (da pag. 20 a pag. 22).
LUO­GHI. Nel­le “cen­tra­li”, L’A­qui­la.
DE­MO­LI­RE LE CA­SE, DE­MO­LI­RE LA PA­CE. Jeff Hal­per par­la del­la cam­pa­gna di “giu­daiz­za­zio­ne” del­la Pa­le­sti­na, fat­ta di de­mo­li­zio­ni ed espul­sio­ni, e del vil­lag­gio be­dui­no di al-Ara­qib, de­mo­li­to 61 vol­te (pag. 27).
IL RAD­DOP­PIO DEL MA­LE. Il ri­fiu­to di un’i­deo­lo­gia che ve­de la pe­na co­me un ma­le che si ag­giun­ge al ma­le com­mes­so; la le­zio­ne di Fe­de­ri­co Stel­la per una san­zio­ne pe­na­le co­me ul­ti­ma ra­tio, do­ve a es­se­re fon­dan­te è in­ve­ce l’i­dea ri­pa­ra­ti­va, il ri­sar­ci­men­to, che non è ne­ces­sa­ria­men­te eco­no­mi­co e non è ne­ces­sa­ria­men­te de­sti­na­to al­la vit­ti­ma, ma può es­se­re an­che a fa­vo­re del­la col­let­ti­vi­tà; l’as­sur­di­tà di un si­ste­ma, quel­lo at­tua­le, che mol­ti­pli­ca le san­zio­ni ab­ban­do­nan­do la vit­ti­ma al­la so­la azio­ne ci­vi­le per ot­te­ne­re, su un al­tro bi­na­rio, una ri­pa­ra­zio­ne. Un in­ter­ven­to di Mas­si­mo Do­ni­ni (da pag. 28 a pag. 31).
QUE­STO SEN­TI­MEN­TO COR­TE­SE. Nel­le let­te­re di Ni­co­la Chia­ro­mon­te a Me­la­nie von Na­gel, mo­na­ca be­ne­det­ti­na, gli sti­le­mi del­l’a­mor cor­te­se, la di­stan­za tra gli aman­ti, l’im­pos­si­bi­li­tà del­la fu­sio­ne e la fra­gi­li­tà del­la don­na non per­ché de­bo­le ma per­ché ap­par­te­nen­te a un mon­do su­pe­rio­re… In­ter­ven­to di Li­lia­na El­le­na (da pag. 32 a pag. 33).
RI­COR­DIA­MO FRAN­CE­SCO. A un an­no dal­la scom­par­sa ri­cor­dia­mo Fran­ce­sco Pa­pa­fa­va con lo scrit­to di Ste­fa­no Ma­j­no­ni, l’a­mi­co di una vi­ta, che ri­per­cor­re le tap­pe del suo im­pe­gno, da quel­lo tren­ten­na­le, cul­tu­ra­le e im­pren­di­to­ria­le, nel­la straor­di­na­ria ca­sa edi­tri­ce “La sca­la”, che ri­vo­lu­zio­nò l’e­di­to­ria d’ar­te, a quel­lo di “viag­gia­to­re” in ter­re mar­to­ria­te; le or­me del non­no e del pa­dre, “li­be­ra­li ra­di­ca­li” (da pag. 34 a pag. 37).
DI­SU­GUA­GLIAN­ZE. A par­ti­re dal vo­lu­me di Tho­mas Pi­ket­ty, un ap­pun­to di Fran­ce­sco Cia­fa­lo­ni su po­ver­tà, ric­chez­za e me­ri­to, con una po­stil­la sul “ca­pi­ta­le uma­no”, in sen­so non me­ta­fo­ri­co (pag. 38).
LET­TE­RE. Pa­squa­le De Feo, er­ga­sto­la­no osta­ti­vo, cioè sen­za al­cu­na spe­ran­za di usci­re, mai, ci spie­ga per­ché que­sta pe­na è la più cru­de­le di tut­te;Be­lo­na Gree­n­wood, da Nor­wi­ch, In­ghil­ter­ra, ci par­la di Eu­nu­co Fem­mi­na, usci­to or­mai 45 an­ni fa, e del­la mi­so­gi­nia che non pas­sa; di ri­tor­no dal Giap­po­ne, Ila­ria Ma­ria Sa­la ci par­la del­l’an­ni­ver­sa­rio di Piaz­za Tie­nan­men.
CA­RO AV­VO­CA­TO. Per “ap­pun­ti di la­vo­ro”, Mas­si­mo Ti­rel­li, av­vo­ca­to del la­vo­ro, ci sot­to­po­ne le gra­vi dif­fi­col­tà, psi­co­lo­gi­che pri­ma che ma­te­ria­li, di un gio­va­ne la­vo­ra­to­re la­scia­to a ca­sa (pag. 42).
TI SVE­GLI E… Un ap­pun­to di Mat­teo Lo Schia­vo sul “tem­po sen­za la­vo­ro” e sul­l’in­di­ci­bi­li­tà (pag. 43).
LA VI­SI­TA è al­la tom­ba di Mar­le­ne Die­tri­ch (pag. 45).
AP­PUN­TI DI UN ME­SE. Si par­la di al­cu­ni gio­va­ni al­le­va­to­ri ame­ri­ca­ni pas­sa­ti ai ro­bot, con re­ci­pro­ca sod­di­sfa­zio­ne, lo­ro e del­le muc­che, di co­me pre­sto, nel Re­gno Uni­to, ma non so­lo, gli an­zia­ni bi­so­gno­si di cu­ra su­pe­re­ran­no il nu­me­ro di fa­mi­lia­ri in gra­do di pre­sta­re lo­ro as­si­sten­za, del­l’ef­fi­ca­ce ed eco­no­mi­co “me­to­do can­gu­ro” per ac­cu­di­re i bam­bi­ni pre­ma­tu­ri, di una bi­blio­te­ca di­gi­ta­le mon­dia­le, for­se non co­sì lon­ta­na nel fu­tu­ro, del prin­ci­pio di im­pro­ba­bi­li­tà, di car­ce­re, ec­ce­te­ra ec­ce­te­ra (da pag. 39 a pag. 45).
CAM­PO DI EBREI. “So­lo a di­stan­za ci si ren­de con­to che la pri­ma di quel­le tor­tu­re, su­gli ini­zi qua­si im­pre­ci­sa­bi­le, co­me la goc­cia del sup­pli­zio ci­ne­se (…), con­si­ste nel tra­sfor­ma­re i bi­so­gni na­tu­ra­li in una os­ses­sio­ne”. Per il “re­print” pub­bli­chia­mo un in­ter­ven­to di Gia­co­mo De­be­ne­det­ti usci­to su “La Nuo­va Eu­ro­pa” nel­l’a­pri­le del 1945. (da pag. 46 a pag. 47).

Mettere in Comune – 17-18 Gennaio 2014 Asilo A. Parisi – Palermo. Le Pratiche mettono in comune le loro risorse per affrontare in maniera creativa, solidale e di nuova sperimentazione democratica dal basso la precarietà e l’impoverimento, non solo monetario ma anche relazionale, culturale e “di senso”, nella consapevolezza che le politiche pubbliche messe in atto dalle istituzioni sono insufficienti e inadeguate per valorizzare i beni e le risorse comuni, il loro utilizzo consapevole, la loro redistribuzione giusta e solidale.

 

Mettere in Comune – 17-18 Gennaio 2014 Asilo A. Parisi, Via P.pe di Scordia 169 – Palermo

La Rete Mettere in Comune è composta da decine di “Pratiche”, attive a Palermo, che si occupano di spazi verdi e orti condivisi; riuso, riciclo e scambio; innovazione sociale e caring (come attività di cura per l’infanzia, per le persone dipendenti e tra le persone tutte, con particolare attenzione all’accoglienza reale dei cittadini e delle cittadine migranti); lavoro (anche e soprattutto cognitivo ed artistico); vivere sostenibile (inteso come bisogno generale di uno stile di vita improntato alla dignità per tutti e tutte, alla sostenibilità ambientale e all’economia di relazione); applicazione e difesa della Costituzione, dei diritti fondamentali e della libertà delle persone.

Le Pratiche mettono in comune le loro risorse per affrontare in maniera creativa, solidale e di nuova sperimentazione democratica dal basso la precarietà e l’impoverimento, non solo monetario ma anche relazionale, culturale e “di senso”, nella consapevolezza che le politiche pubbliche messe in atto dalle istituzioni sono insufficienti e inadeguate per valorizzare i beni e le risorse comuni, il loro utilizzo consapevole, la loro redistribuzione giusta e solidale.

Le strategie della rete MIC mirano a realizzare progetti e desideri al di fuori dei percorsi convenzionali, dando valore ai beni comuni, come l’acqua, la terra, l’aria, ma anche la cultura, i beni archeologici, artistici e monumentali, gli spazi pubblici, e opponendo alla logica della competizione sul libero mercato la condivisione e la cooperazione, la sperimentazione di nuove forme di democrazia dal basso, di riscrittura condivisa delle regole, di nuove modalità di accesso alle risorse che siano includenti e non selettive, antirazziste e non discriminatorie.

Tutto questo sarà tema di dibattito nella due giorni di Azione e confronto che si svolgerà il 17 e 18 gennaio 2014 presso la scuola Parisi di Borgo Vecchio.
Questo luogo è stato scelto perché si tratta di una risorsa sottratta alla città da anni, e la sua riapertura in questa occasione, dopo la consegna alla giunta comunale di migliaia di firme che ne chiedevano l’affidamento alle associazioni del quartiere in cui si trova, rappresenta la prima concretizzazione del tipo di risultati che la Rete Mic vuole raggiungere.

L’iniziativa, sostenuta dal Consiglio d’Europa, vedrà la presenza di ospiti nazionali e internazionali, che illustreranno percorsi concreti di messa in comune in altre città d’Italia e d’Europa che sono riusciti a ridisegnare i principi dell’utilizzo e dell’accesso alle risorse. Avranno luogo anche l’esposizione delle attività delle Pratiche della Rete e alcuni momenti di azione condivisa come il giardinaggio partecipato nello spazio verde, e ora abbandonato, della scuola Parisi.

Di seguito il programma completo:

Venerdì 17 Gennaio
ore 17:00 – Presentazione della Rete Mic e della vertenza per restituire al quartiere l’asilo Parisi di Borgo Vecchio. Proiezione del video “Mettere in Comune”, realizzazione audiovisiva Mon Amour Film
ore 17:30 – Assemblea plenaria “Beni comuni, luoghi comuni e pratiche del comune”

Partecipano:
Rete MIC; Gilda Farrell (Consiglio d’Europa) ; Luca Nivarra (Commissione Rodotà); Gino Sturniolo (Consigliere Comunale di “Cambiamo Messina dal basso”); Emilio Vergani (Esperto di responsabilità sociale e di bilancio sociale; valutatore e docente di metodi e tecniche della progettazione sociale); Roberto Covolo (Ex Fadda, San Vito dei Normanni, Br)

ore 20:30 – Aperitivo rinforzato
Sabato 18 Gennaio
Ore 9:30 – “Pratiche del mettere in comune da altre città”.

Partecipano:
Ciro Treppiedi (Cooperativa Odissea. Co-housing e agricoltura sociale); Andrea Sola (Educare alla libertà, Venezia); Claudio Farina (Spazio Opportunità, Trieste); Roberto Covolo (Ex Fadda, San Vito dei Normanni, Br)

Ore 10:30 – Confronto di tavoli tematici sui temi dei beni comuni e delle pratiche del comune.

Quattro tavoli ragioneranno con la tecnica del World cafè su tre temi fondamentali: 10:45 – 11:35 – Le relazioni umane nelle pratiche del mettere in comune
11:45 – 12: 35 – Rapporti tra le pratiche del mettere in comune e le istituzioni pubbliche 12:45 – 13:35 – Sostenibilità economica delle pratiche e creazione di reddito

13: 45 – PRANZO SOCIALE

14: 30 – 16 : 30 – ATTIVITA’ del Mettere in Comune: Giardinaggio partecipato nell’area verde della scuola a cura di Codifas.
Ore 16:30 – Restituzione dei tavoli di lavoro e assemblea di chiusura

La due giorni sarà arricchita dagli spazi espositivi, laboratoriali e comunicativi della pratiche aderenti alla Rete.
Partecipano e seguono i lavori Radio 100 Passi e Radio MIC.
L’iniziativa è sostenuta dalla Divisione Ricerca e Sviluppo della Coesione Sociale del Consiglio d’Europa nell’ambito del Progetto “Responding Together”.

 


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PRESENTAZIONE DEL SITO www.educareallaliberta.org

QUALCHE PRINCIPIO

L’attuale crisi dei sistemi educativi e formativi ha la sua origine nella presenza di un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza, cioè alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma dell’intera compagine sociale.

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Faenza, 1 dicembre incontro pubblico: “Un’altra educazione è possibile”

Con Andrea Sola che presenterà il video documentario “Un’altra scuola è possibile”.

Alle ore 16 a Pieve di Cesato (Faenza) un incontro pubblico sui temi della educazione democratica e non autoritaria.

I dettagli dell’iniziativa su www.zebragialla.it

Centro Pandora: dopoNONscuola a Mestre

PERCHE’ UN DOPONONSCUOLA  A FORTE MARGHERA

Questa attività extrascolastica vuole offrire alle famiglie l’opportunità di far vivere ai bambini una esperienza di socialità diversa da quelle usuali: è basata sull’ accoglienza dei bambini in uno spazio a loro dedicato e che possano col tempo sentire come proprio; un contesto in cui le varie attività non siano finalizzate a priori (non una serie di “corsi” o laboratori specifici), ma lascino ai bambini la possibilità di sviluppare liberamente i loro interessi offrendo loro una ampia serie di alternative possibili.

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A proposito dell’appello di Lorenzoni sull’uso degli strumenti multimediali nella scuola primaria, di Andrea Sola

L’appello di Lorenzoni  e la sua rivendicazione della difesa di un rapporto autentico con il reale è certamente sacrosanto e condivisibile perché mette il dito nella piaga della duplice sopraffazione dell’infanzia da parte del mercato e della sua dilagante dipendenza dalle immagini virtuali. Il problema su cui però vorrei fermare l’attenzione è quello che riguarda le possibili forme di intervento concreto che potremmo avere a disposizione per contrastare questa dilagante barbarie in cui è travolta la relazione educativa.

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