PRESENTAZIONE DELLE ATTIVITA’ DEL CENTRO PANDORA che ha sede a Mestre all’interno del parco cittadino di Forte Marghera

 Il Centro Pandora è impegnato nella costruzione di esperienze educative basate sui principi della libertà e  del rispetto dei bambini e dei ragazzi; si propone inoltre di costruire occasioni di discussione e confronto per affrontare i problemi dei giovani a partire dalla centralità del rapporto educativo.
 

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la storia di un rapporto profondo tra una maestra ed una allieva: Maria e Dinushi, di Lea Melandri

Quanto contano i legami di sangue, e quanto gli incontri che si fanno nella vita? Un genitore biologico, che non si è fatto in tempo a conoscere, può restare nell’immaginario, nei pensieri segreti di un bambino, maschio o femmina che sia, ma a segnare in modo duraturo la sua individualità nel momento della maggiore dipendenza è inevitabile che siano le persone che se ne prendono cura, occupandosi materialmente e intellettualmente della sua crescita e della sua educazione.

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Non opprimere i figli con l’idea della scuola, di Natalia Ginzburg. 1960

Cos’è il “rendimento scolastico”?

Non opprimere i figli con l’idea della scuola (di Natalia Ginzburg)
copertinaAl rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un’importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un’offesa. Allora i nostri figli, tediati, s’allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d’una ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni.In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c’è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d’esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d’ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi. I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni. È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d’esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti. Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell’orgoglio, frustrati d’una soddisfazione. Se il meglio del loro ingegno non hanno l’aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano le giornate al tavolino masticando una penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chissà, forse quello che a noi sembra ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti. Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell’energia e dell’impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito. Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell’insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace. I nostri figli, noi siamo là per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati. Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti. Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani. Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? (Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, pubblicato originariamente su “Nuovi Argomenti” nel 1960)

Prove di democrazia a Rosignano. La filosofia con i bambini.

Empatia ed etica per lo sviluppo del senso della legalità

Progetto “UTOPIA”

Classi aperte: reti sociali

 

Nel territorio di Rosignano Marittimo, da alcuni anni la collaborazione di formatori del Laboratorio filosofico sulla complessità “Ichnos” con esperti di teatro e danza ha generato significative innovazioni nei progetti proposti attraverso i Piani dell’offerta formativa di alcune scuole: in sostanza, i progetti rivolti a bambini e ragazzi, dalle scuole dell’infanzia alle scuole secondarie di primo grado, sono diventati l’occasione per sperimentare percorsi paralleli di formazione rivolti agli adulti, a genitori e insegnanti.

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Le molte vie dell’apprendere. Un video di Andrea Sola.

Un video di Andrea Sola. Maggio 2012
Interviste originali
Brani da:
– “A pretty cool system” film , realizzato da k.r.a.t.z.a.
– Felice! di M.Antonelli e R.Klain.

GUARDA IL VIDEO
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Introduzione di Andrea Sola alla proiezione del video presso Forte Marghera a MESTRE il 30 maggio 2012

La crisi dell’istruzione è sotto gli occhi di tutti, il problema è capirne la natura. Diciamo innanzitutto che non possiamo ridurla agli attacchi che le recenti riforme del sistema scolastico hanno fatto ai finanziamenti pubblici, il problema è più radicale soprattutto nasce ben prima.
Il fatto stesso che oggi non ci sia la forza e la convinzione per difendere i capisaldi del movimento pedagogico degli anni 70 e 80
(numero massimo di allievi per classe, tempo pieno, compresenza, sostegno ai disabili) che vengono così frontalmente attaccati dalla controriforma governativa, è solo l’ultima propaggine di una crisi che ha la sua origine nell’essersi creato un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza, cioè alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma da parte dell’intera compagine sociale.

Il rapporto con l’infanzia della società adulta è dominato dalle leggi del mercato non soltanto perchè destinataria dei prodotti di consumo, che ne è l’aspetto più evidente, ma anche per il progetto di omologazione totalizzante dei valori di riferimento con cui si misura il rapporto con l’infanzia: cosa vuol dire questo? che c’è una volontà sistematica di riportare tutto il sapere ad una scala di valori uguale per tutti, cioè la volontà dichiarata di azzerare le differenze per poter utilizzare unità di misura universali,
che è la traduzione “pedagogica” del concetto di uomo-merce, che si misura per la sua capacità di consumare merci,dove il “sapere” parcellizzato e centrifugato, diventa misurabile e quindi gestibile da una società che ha perso la capacità di accettare e valorizzare le differenze.

Io non credo che questo processo si possa descrivere come il frutto di una volontà definita di condizionare il pensiero, anche se ovviamente questo effetto c’è comunque, ma va inscritto in un processo più generale, come è evidente nella sfera economica, in cui domina la logica della pura autoriproduzione del sistema.
Questo predominio assoluto della dimensione del mercato fa si che non ci sia più nemmeno spazio per una discussione su quali modelli educativi sia meglio adottare, come poteva essere ancora in anni passati: adesso la critica del rapporto educativo tradizionale, oltre a non poter avere più un riferimento ideale alternativo cui rifarsi, ha perso anche il suo contraddittorio concreto: non ci troviamo più davanti un vero progetto educativo con cui poterci confrontare e criticare come superato: oggi quello che sta realizzandosi sotto i nostri occhi e con il contributo attivo, anche se magari inconsapevole, di tutti gli insegnanti in servizio, non è un modello educativo, ma la pura e semplice negazione del rapporto educativo stesso.

Da questo punto di vista tutte le pratiche innovative che si riesce ad adottare all’interno dell’istituzione devono essere interpretate solo nel senso della conquista di spazi “sani” o liberi che valgono nel contingente, cioè per quel tanto o poco di opportunità in più che offrono a coloro che ne possono fruire; non ci si può invece illudere che costituiscano un modello che possa stimolare il cambiamento dell’istituzione.
E questo appunto perchè la logica di funzionamento dell’apparato istituzionale si sta muovendo su binari che prescindono completamente dalla dimensione del rapporto educativo, esattamente come l’economia non risponde più a regole che hanno come obiettivo il benessere dell’uomo ma rispondono ad una logica tutta interna alla riproduzione di meccanismi autoconservativi.

Cosa fare dunque di fronte a questa situazione?
– Da una parte far rinascere un dibattito che metta all’ordine del giorno il problema del rapporto educativo, facendogli riprendere quella centralità che dovrebbe avere anche nell’ambito del dibattito attuale sulla difesa dei beni comuni.

Purtroppo la mancanza di attenzione alla dimensione della qualità del rapporto educativo è evidente anche in quegli ambiti che pure cominciano a dimostrare un crescente impegno nella difesa del diritto all’autodeterminazione nella gestione degli aspetti più importanti \basilari della sopravvivenza, come la lotta alla finanziarizzazione dell’economia, la difesa delle risorse naturali, della salute, della terra, del patrimonio storico e naturalistico, ecc.
Il dominio assoluto del mercato è un dato di fatto che connota radicalmente anche la dimensione del rapporto educativo.
Un impegno dunque di ordine culturale.
Da qui l’importanza di una rivista come Gli Asini che sta cercando di impegnarsi proprio su questo terreno.

– Da un altro versante, bisogna dare spazio a tutte quelle esperienze che si oppongono alla logica imperante e tentano,
da questo punto di vista non fa differenza se si stia agendo fuori o dentro l’istituzione, di ricostruire un rapporto educativo costruttivo.

Oggi è impossibile pensare di agire in vista di un progetto complessivo di trasformazione politica e sociale, la dimensione dell’agire nella stretta attualità è d’obbligo. Tutti gli sforzi di intervento nel sociale devono rimanere legati alla conquista di spazi di libertà
attuabili subito, lasciando all’imprevedibilità del reale di far emergere le linee di un nuovo ordine.

L’agire nell’ambito dell’educazione cercando di far emergere quante più opzioni, quanti più possibili ambiti di intervento, teorico e pratico, nuovi, sembra essere l’unica strada percorribile.

Credere nella importanza del qui ed ora, dell’azione che mostra subito i risultati, è proprio di ogni contesto in cui i protagonisti siano i i giovani, l’infanzia, cioè quella parte che sta vivendo oggi il suo momento formativo e che domani non sarà più tale.
Pensare alla dimensione dell’infanzia come centro dell’agire sociale costringe in qualche modo a concentrarsi sulle possibilità presenti e ad abbandonare ogni prospettiva proiettata esclusivamente su un ipotetico cambiamento futuro, che è esattamente ciò che il momento presente ci obbliga a fare.
La presentazione che stiamo per fare ora di alcuni di questi luoghi della sperimentazione, molto diversi tra loro sia per genere che per collocazione geografica, crediamo possa contribuire ad un ampliamento degli orizzonti del possibile di cui ho cercato di sottolineare la necessità.

A Mestre parte il progetto “Oltrescuola” al Palaplip: un progetto rivolto ai ragazzi delle scuole medie, di micro-comunità educativa, luogo anche simbolico di accoglienza, di ascolto, di valorizzazione della centralità della persona.

Progetto Oltre scuola

inizia il giorno 8 ottobre e proseguirà per tutto l’anno scolastico.
INTRODUZIONE
Il progetto Oltre scuola nasce dalla collaborazione del Servizio delle Politiche sociali della
Municipalità di Carpenedo con la Cooperativa Sesterzo.
Si prefigge di operare in favore dei preadolescenti, garantendo uno spazio di incontro dove si
offrono al giovane diverse attività educative, espressive e creative come opportunità di crescita
relazionale.
Durante la fase iniziale del progetto il filo conduttore delle attività sarà incentrato sulla
creazione e coesione del gruppo, favorendo l’emergere di comportamenti di cooperazione,
atteggiamenti di collaborazione e solidarietà.
Durante la seconda fase del progetto, attraverso una forte relazione con le Associazioni del
territorio, i ragazzi saranno coinvolti e sensibilizzati su temi quali:
• Legalità
• Ambientalismo e coscienza ecologica
• Marginalità sociale, scambio tra culture, interculturalità
• Consumo critico
• Cura e tutela dei “beni comuni”
• Cibo ed educazione alimentare
• Auto produzione e re-ciclo di materiali e risorse
La Banca del Tempo, secondo i principi dell’Altra Economia promossi dalla Cooperativa
Sesterzo, si muove per costituire moderne reti di reciprocità, finalizzate all’incremento delle
opportunità personali a partire dalle proprie capacità, che permettano un miglior utilizzo della
risorsa tempo. Così facendo garantisce un contenitore di opportunità attraverso il sistema di
scambio solidale di saperi e competenze, coinvolgendo e coordinando volontari, Associazioni
ed Esperti che partecipano a questo progetto.
Ci si propone di stimolare i ragazzi su tematiche che, in modo preminente, danno corpo alla
nozione di cittadinanza responsabile quale oggi prende corpo nella vita sociale, per conoscere
poi forme concrete e realizzazioni tangibili di tali istanze.
Ci permetterà di acquisire conoscenze e apprendimenti nel costante riferimento ad un
dialogo condotto con testimoni che rappresentano associazioni e organizzazioni di cittadini
impegnati nella costruzione, gestione e promozione del bene comune. Se la scuola (così come
la famiglia, ma diremmo l’intera comunità-di-luogo) ha un precipuo compito educativo, l’Oltre
scuola, quale micro-comunità educativa, deve poter essere luogo, anche simbolico, di
accoglienza, di ascolto, di valorizzazione della centralità della persona.
Questo processo consente al ragazzo non solo di essere parte ma anche di sentirsi parte alla
costruzione di una comunità e di un mondo possibile, vivibile, sostenibile. Queste “attività”
verranno svolte, appunto, in forma laboratoriale quindi senza preminenze o accentuazioni
psicologistiche o discorsive ma attraverso sperimentazioni pratiche di gruppo.
OBIETTIVI
• Sostenere lo studio e il metodo scolastico del giovane
• Offrire al minore la possibilità di scoprire le proprie risorse e potenzialità
• Favorire lo sviluppo del senso di autostima, l’autonomia e le motivazioni
• Favorire i processi di socializzazione
• Favorire il rispetto delle regole condivise
• Favorire l’emergere di una nuova coscienza etica morale fondata sui principi di
solidarietà, responsabilizzando il giovane e rendendolo parte di una cittadinanza attiva
• Stimolare valori comunitari che permettano la valorizzazione collettiva del patrimonio
naturale e umano di ogni territorio
METODO DI INTERVENTO
E’ prevista la presenta di un educatore di riferimento che rimane accanto ai volontari e agli
esperti dei laboratori coordinando le attività, gestendo la relazione con i giovani, con le famiglie
e con i Servizi Sociali.
L’attività di Oltre scuola consiste in :
• attività per il supporto scolastico: il progetto si caratterizza nell’offerta di sostegno per
lo svolgimento dei compiti. L’educatore di riferimento e il gruppo di volontari
accompagnano il giovane nello studio e nell’approfondimento del metodo scolastico:
creando le basi per una relazione di fiducia, rappresentano un punto di riferimento
relazionale stabile e costante per il giovane.
• Laboratori e Workshop: il progetto offre una serie di attività espressive ed educative che
consistono in Laboratori e Workshop condotti da esperti e da Associazioni con la
partecipazione dell’educatore di riferimento.
I Laboratori sono percorsi di 10-12 incontri (Attività teatrale, Laboratorio di cucina e di
educazione alimentare) per garantire un percorso costante e continuativo per la crescita
espressiva e relazionale del ragazzo e del gruppo.
I diversi Workshop costituiscono ciascuno dei percorsi di 4 incontri (Attività teatrali, Laboratori
di Re-ciclo, Sperimentazioni artistiche, Montaggio di video, Educazione ambientale, Cineforum)
che mirano a stimolare la curiosità e le potenzialità del giovane.
Utilizzando diversi linguaggi e registri sensoriali, i laboratori promuovono lo sviluppo interessi e
di conoscenze per permettere al ragazzo di divenire attore critico e responsabile all’interno
della comunitˆ stimolando valori che pongono al centro lo scambio sociale e solidale tra
persone, la valorizzazione della cultura, della tradizione, dell’ambiente e del territorio.
La metodologia e gli strumenti adottati nei laboratori prevedono:
• gioco di ruolo e teatralizzazioni
• attività e giochi incentrati sulla narrazione autobiografica
• sperimentazioni artistiche
• gruppi di ricerca e di elaborazione su temi specifici
• visione di frammenti di film/documentari e discussione
A CHI E’ RIVOLTO
Viene data molta importanza al rapporto con le famiglie: non solo il momento dell’iscrizione del
ragazzo sarà importante per incontrare e conoscere la famiglia,ma verranno anche organizzati
durante l’anno degli eventi per condividere e rendere partecipe la famiglia del percorso svolto.
Inoltre il progetto agisce in sinergia con i Servizi Sociali: sono previsti incontri mensili di
monitoraggio tra l’educatore di riferimento dell’Oltre scuola e il referente responsabile dei
Servizi Sociali e incontri di monitoraggio rivolti al gruppo di volontari e esperti tenuti
dall’educatore di riferimento e il referente responsabile dei Servizi Sociali.
DURATA E ORARIO
Il progetto Oltre scuola sarà attivo da ottobre 2011 a maggio 2012.
Oltre scuola sarà aperto il lunedì e il giovedì dalle 15.00 alle 18.00 presso il Palaplip di Mestre.
Dalle 15 alle 16 si svolgeranno le attività di supporto scolastico; dalle 16.00 alle 18.00 si
svolgeranno i laboratori e i Workshop.
Info: educazione@centraleplip.it

“Non conta l’altezza” videostoria

Laboratorio di narrazione per immagini con la classe quinta elementare della scuola M. Foscarini di Venezia; realizzazione di Andrea Sola, giugno 2012

Intervento di Giuseppe Ferraro al Convegno “Disattendere i poteri – Pratiche in movimento – Sguardi filosofici” tenuto a Genova il 16.01.2011

Intervento di Giuseppe Ferraro al Convegno “Disattendere i poteri – Pratiche in movimento – Sguardi filosofici” tenuto a Genova il 16 gennaio 2011 al Palazzo Ducale su iniziativa di Comunità San Benedetto al Porto di Genova in collaborazione con Centro di Ricerca sull’Indagine Filosofica.

IL GESTO E LA PAROLA Laboratori di narrazione per immagini

IL GESTO E LA PAROLA

Laboratori di narrazione per immagini

 (clicca qui per vedere le videostorie)

L’impostazione dei laboratori di narrazione per immagini consiste nel coniugare l’attività espressiva (la rappresentazione) di tipo estetico alla costruzione di una narrazione.  Il desiderio di fare, la tensione rappresentativa, il bisogno di espressione che è presente in maniera evidente in tutti i bambini ed anche, in forma più o meno latente, negli individui adulti, è il punto di partenza per un percorso  nel campo dell’espressività artistica e narrativa. Il laboratorio è il luogo in cui vengono offerti i mezzi, gli spazi e l’assistenza necessari per costruire liberamente  questa esperienza.

Si tratta di abbandonare la gabbia mentale che vuole il raggiungimento del risultato come il vero fine ultimo dell’operare: questa è in realtà una proiezione dello schema socialmente dominate nella società di mercato che vede nel prodotto il vero fine del lavoro, dello sforzo umano, e che viene fittiziamente esteso anche alle pratiche della espressività estetica.

Il centro dell’esperienza sta nel processo spontaneo della creazione, non nel raggiungimento di un risultato più o meno coerente con canoni estetici predeterminati. Non ci deve essere spazio per la presenza del fantasma dello sguardo adulto: tutte le forme di giudizio, di valutazione devono essere interne al gruppo , devono potersi autoregolare secondo le dinamiche che il gruppo stesso, a seconda della propria composizione, vorrà esprimere.

 

Le due dimensioni del racconto, quella narrativa e quella figurativa, sono fatte oggetto di una elaborazione finalizzata allo sviluppo delle potenzialità espressive e comunicative: il continuo rimando della elaborazione dal piano intellettivo (descrizione con parole) a quello sensitivo (descrizione con figure) e lo scambio dei punti di vista che comporterà, è il mezzo per un arricchimento di ciascuno dei due mezzi espressivi.

Una volta che avranno preso corpo attraverso la narrazione e la rappresentazione figurata, questi scenari diventano così un nuovo grande spazio aperto alla condivisione, il luogo in cui scambiare le diverse narrazioni e sul quale esercitare un nuovo senso della responsabilità: lo spazio di ognuno diventa componente indispensabile dello spazio comune.

 

I temi che possono essere adottati come campi della narrazione possono essere i più vari e di diverso genere, a seconda del contesto in cui si opera e della composizione degli attori: l’età, il tipo di gruppo, i tempi e le modalità del contesto in cui si opera.

Si può partire da racconti elaborati collettivamente o individualmente dagli stessi attori oppure stimolare la elaborazione di esperienze autobiografiche individuali scritte o narrate oralmente, oppure da materiali preesistenti come testi letterari od altro.

 

A titolo d’esempio, ecco alcune delle tematiche proponibili:

La descrizione della propria visione di sé, intesa come estrapolazione delle figure che connotano la propria soggettività più segreta, cioè del modo in cui ciascuno si autorappresenta: dai modi possibili di nominarsi, di descriversi in immagine, di vedersi nei propri rapporti con gli altri.

La individuazione dei luoghi e degli spazi che sono stati vissuti con maggiore senso d’appartenenza: in questo caso ad essere oggetto di autoriflessione sarà il loro ambiente di vita.

La ricerca delle forme della vita di relazione: ai ragazzi viene chiesto di individuare gli ambiti in cui più profondamente viene sentita l’importanza degli altri, le modalità delle relazioni significative di cui si sostanzia il loro vissuto.

La elaborazione in immagini di testi letterari o di  storie elaborate collettivamente, che comporta una  presa di coscienza dell’importanza della componente figurativa nella descrizione della realtà. Può essere il punto di partenza  per sperimentare la forza che può avere una visione “estetica” di un contenuto discorsivo e iniziare quindi a comprendere lo specifico apporto conoscitivo che le immagini danno ad un testo scritto.  In questo contesto la fase della “illustrazione”, che usualmente viene delegata all’intervento di un ulteriore autore,” l’illustratore del libro per ragazzi”, è svolta direttamente dai lettori/autori che sono chiamati in prima persona a dare corpo alle suggestioni visive che il testo sa evocare.

 

In questi laboratori viene impiegato regolarmente l’utilizzo di mezzi multimediali per la raccolta e la sistematizzazione dei materiali prodotti, che vengono opportunamente registrati e documentati con mezzi fotografici e video e montati in filmati che vengono riprodotti e distribuiti a tutti i partecipanti. La pratica della documentazione audio e video è funzionale all’intento di mettere al centro dell’interesse il percorso creativo: i partecipanti diventano così in prima persona  gli attori protagonisti di ciò che accade nello spazio del laboratorio.

La restituzione del percorso condotto da ciascun partecipante del gruppo sotto forma di materiale video è una forma di rafforzamento dell’identità attraverso il riconoscimento del proprio operato in un oggetto permanente che, al pari degli oggetti materiali effettivamente prodotti, entra a far parte del proprio bagaglio personale.

Inoltre la documentazione audio e video, permettendo la visibilità all’esterno delle esperienze condotte e quindi la loro socializzazione al di fuori dell’ambito del gruppo, è una forma di rafforzamento della legittimità del percorso creativo.

 

Il metodo operativo di questi laboratori consiste nel fornire l’opportunità di operare liberamente in contesti adeguati senza l’imposizione, esplicita od implicita, di schemi predeterminati di tipo estetico, compositivo o tecnico. Determinante, in questa impostazione è l’atteggiamento dell’operatore che deve spogliarsi di qualsiasi ruolo di guida (sentendosi anche implicitamente portatore di valori estetici precostituiti): la sua figura deve essere assolutamente neutra dal punto di vista del sapere e nello stesso tempo deve saper comunicare un atteggiamento di piena fiducia e di “servizio” nei confronti degli attori. All’atteggiamento  di guida e di valutatore deve sostituirsi quello di incoraggiatore: l’operatore deve saper comunicare la fiducia nell’operare della persona impegnata nello sforzo della creazione.

La scuola delle terre “altre”, di Alberto Delpero

La pluriclasse da avamposto di alfabetizzazione a laboratorio di sperimentazione

Intervento al convegno sulle scuole di montagna organizzato a Coumboscuro (CN) nel 2009

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