Nella scuola, mettiamoci in gioco, dodici punti per educare alla libertà, di Franco Lorenzoni

Chi comincia a insegnare precipita dentro a un’istituzione tentacolare e rapidamente, inesorabilmente, comincia a ragionare e a considerare l’atto educativo come opera “istituzionale”.

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Come far passare un mammut attraverso una porta (senza tirarla giù), il nuovo libro

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In un momento difficile per la salute di ambiente, scuola e sociale una decina tra insegnanti, genitori e educatori percorre vie nuove alla ricerca dell’equilibrio perduto. Scansando le sirene del marketing (industria per l’infanzia, new age, facebookpatia, guru e persecutori vari) il pugno di avventurieri scopre e racconta in questo volume vie nuove di liberazione dai banchi per adulti e bambini. Fornendo una fotografia lucida e aggiornata sullo stato di salute di scuole e spazi pubblici.

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Un audio documentario di Amisnet: Costruire identità. Al lavoro grandi e piccini

Un audio documentario di Amisnet: Costruire identità. Al lavoro grandi e piccini

 

Come vedono i bambini il mondo degli adulti e come gli adulti immaginano la città dei bambini? E in che modo bambini e adulti possono interagire per costruire insieme una comunità migliore? Un documentario, un libro e un corso provano a dare una risposta a queste domande.

Ascolta Terranave:

 

 

“Prima il baule spinge, spinge, spinge e non ce la fa, ma poi quando tocca alla persona parlare si apre, perchè non ce la fa più”. Così una delle bambine protagoniste del documentario “Elementare” descrive le sue sensazioni quando fa teatro. “Elementare” è un film a cura di Franco Lorenzoni, realizzato con un ciclo elementare della scuola dove Lorenzoni insegna. Il lavoro fotografa le numerose ricerche fatte in cinque anni di scuola, dall’arte all’astronomia, passando per il teatro, il disegno, la filosofia e la geografia. Ogni attività proposta dal maestro è mirata a indagare un fenomeno o analizzare un fatto, lasciando che i bambini giungano alle loro tesi e conclusioni attraverso l’osservazione e la pratica.

“I pensieri infantili sono sottili” sostiene Lorenzoni “a volte sono così affilati da penetrare nei luoghi più impervi arrivando a cogliere in un istante l’essenza di cose e relazioni. Ma sono fragili e volatili, si perdono nel loro farsi e non tornano mai indietro”. Sulla fragilità e la profondità del pensiero dei bambini ragiona anche Zero Violenza, un’associazione e un portale d’informazione che da anni ormai lavora sulle questioni di genere. In queste settimane Zero Violenza sta portando avanti un corso dal titolo “La città dei bambini nella mente degli adulti. Differenze e integrazione”. Il progetto si svolge in quattro istituti delle periferie romane ed è realizzato grazie al contributo di due psicoanaliste, Geni Valle e Simona di Segni, e una giornalista, Loredana Lipperini. Rivolto ad adulti e insegnanti, il corso mira a decostruire gli stereotipi, partendo dal ruolo dell’ambiente familiare e scolastico. “La costruzione degli stereotipi può essere alla base di episodi di violenza” spiega Monica Pepe, responsabile del progetto “e non permette un’analisi attenta della propria identità”.

“Sulle questioni di genere e sul modo di affrontarle nelle scuole in Italia siamo ancora indietro” spiega Lipperini “per esempio ancora non abbiamo assistito a un fenomeno interessante che avviene soprattutto nel mondo anglosassone, in cui nelle scuole si è smesso di proporre libri o solo per bambini o solo per bambine, distinti per colori e contenuti. Un libro dovrebbe aprire un mondo, non chiuderlo”. Arrivato alla sua seconda edizione, il corso è nato dalla necessità di fare qualcosa di concreto nei confronti della prevenzione alla discriminazione e alla violenza, partendo dalla base della nostra società: la scuola.

 

Ospiti della puntata:

Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice
Monica Pepe, associazione Zero Violenza
Un ringraziamento particolare va a Franco Lorenzoni e ai protagonisti del documentario “Elementare”

Terranave

Terranave è un programma di Marzia Coronati
In regia: Marco Stefanelli
Alla selezione musicale: Frank Dopo Mezzanotte
L’articolo della settimana: La scuola inizia dai piedi

Per informazioni o consigli scrivete a radioterranave@gmail.com

“Elementare” un documentario di Franco Lorenzoni, presentato a Roma. una recensione di Marzia Coronati

Elementare

21OTT

Stamattina sono andata a vedere la prima di un film di un maestro e dei suoi venti studenti. Il maestro si chiama Franco Lorenzoni e la scuola è quella di Giove, in Umbria, più volte oggetto delle mie digressioni radiofoniche sull’educazione.
Il film è stato proiettato nella sala cinema del Maxxi, a Roma, nella cornice patinata del Festival del Cinema. La sala ospitava duecento posti ma in molti sono rimasti fuori, la qual cosa sorprende per un appuntamento così lontano dalla mondanità della rassegna.
Il maestro Lorenzoni, dicevo, lo conoscevo già. I suoi alunni però non li avevo mai conosciuti. O meglio, li avevo incontrati indirettamente nei libri e nelle storie del maestro, in aneddoti e pensieri sparsi. Sgorgavano sempre tra le sue parole. Vederli lì mi ha emozionato, hanno partecipato in silenzio, nelle prime file, e a fine proiezione si sono sistemati in riga sotto lo schermo a spiegare e commentare. Così, come fosse la cosa più elementare da fare.
Elementare è anche il titolo di questo documentario, appunti di un percorso educativo è il sottotitolo che lo colloca nel suo giusto spazio. Non è un film sulla scuola, nè un vademecum per gli insegnanti, nè un documentario di denuncia. E’ un collage di frammenti di registrazioni fatte nel corso delle attività scolastiche e durate cinque anni, dalla prima alla quinta. Nelle ultime scene si riconoscono i volti quasi adolescenti di quelli che all’inizio sono solo bambini.
I protagonisti di questo film sono ragazzi che sicuramente meglio della maggior parte degli spettatori, me compresa chiaramente, sanno camminare in un bosco o riconscere le orme degli animali. Persone autodeterminate, sicure, serene.
A me questo film ha emozionato, mi ha commosso come un vecchio filmino di famiglia. Intimo, autentico e artigianale. Sin dalle prime scene mi sono convinta che ogni bambino dovrebbe avere la possibilità di vivere la realtà della piccola scuola di Giove: stare seduto per terra, dare il proprio giudizio su un fatto accaduto, cercare i fossili infilando le mani nel fango. Esperienze elementari, appunto.
Ho pianto per la meraviglia dei ragazzi di fronte alla scoperta del fuoco, attizzato dal solo attrito dei legni; per l’intuizione della prospettiva osservando un ritratto di Raffaello; per la mucca, il maialino, lo sciatore, il pescatore, la sorella, i colori e le gomme che Simone vede guardando dritto nell’iride del suo compagno.
Questo film non è teatro, ma si nutre delle innate capacità teatrali che i bambini ancora riescono a conservare.

Pratiche sensate di resistenza all’epidemia valutativa, di Franco Lorenzoni e Roberta Passoni

Non dobbiamo mai dimenticare che la scuola, oltre a un luogo di socialità e di apprendimento, ha anche le caratteristiche di una istituzione totale, dove bambini e ragazzi sono sottoposti a frequenti arbitrii da parte di noi insegnanti, praticamente insindacabili.

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A proposito dell’appello di Lorenzoni sull’uso degli strumenti multimediali nella scuola primaria, di Andrea Sola

L’appello di Lorenzoni  e la sua rivendicazione della difesa di un rapporto autentico con il reale è certamente sacrosanto e condivisibile perché mette il dito nella piaga della duplice sopraffazione dell’infanzia da parte del mercato e della sua dilagante dipendenza dalle immagini virtuali. Il problema su cui però vorrei fermare l’attenzione è quello che riguarda le possibili forme di intervento concreto che potremmo avere a disposizione per contrastare questa dilagante barbarie in cui è travolta la relazione educativa.

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Intervista a Franco Lorenzoni, da “Una Città”

 

UNA CITTÀ n. 199 / 2012 Dicembre 2012-Gennaio 2013Intervista a Franco Lorenzoni
realizzata da Gianni Saporetti

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La casa laboratorio di Cenci

 

IL SITO DELLA CASA LABORATORIO DI CENCI

 

LA PROPOSTA EDUCATIVA

Per affrontare gli squilibri ecologici che minacciano il nostro pianeta c’è bisogno di ricostruire una relazione di fratellanza con gli elementi del cosmo. Ma per ritrovare una parentela con il vento, il bosco, la notte, la luna e l’acqua che scorre bisogna compiere un viaggio. Un viaggio di ricerca dentro di noi che ci consenta di aprire occhi ed orecchie e di allargare il nostro sentire. Le porte della percezione, infatti, sono ostruite fin dalla più tenera età, da una relazione con il mondo che passa prevalentemente attraverso canali tecnologici.

LA STRUTTURA

La casa-laboratorio si trova nella campagna di Amelia, in un luogo isolato circondato da boschi di lecci e di querce. È costituito da un vecchio casolare contadino ristrutturato e da due nuove costruzioni, capaci di ospitare 35 persone. Dispone di 5 camere grandi e 3 piccole, 7 bagni con docce e acqua calda, una mensa e due grandi spazi con il legno a terra per attività espressive e di movimento. Ha anche una terrazza in legno e una grande nave in mezzo a un prato, da cui è possibile osservare il cielo notturno.

Cenci:  le radici e gli orizzonti di una casa-laboratorio

 

La Casa-laboratorio di Cenci cominciò le sue attività nell’estate del 1980, con uno stage animato da Nora Giacobini che ci avvicinò, attraverso un lungo racconto, alla grande visione che Alce Nero ebbe quando era bambino. Infanzia, sogno, legame con la natura e ascolto di una cultura lontana attraverso l’arte del racconto: quel primo incontro evocò molte ricerche che in seguito si sarebbero avviate e intrecciate, collegandosi alla lunga esperienza del Movimento di Cooperazione Educativa. Nella primavera del 1982 fu ospite della casa-laboratorio, per tre mesi, Jerzy Grotowski con il suo Teatro delle sorgenti. (continua a leggere)