Giuseppe Bagni – Rosalba Conserva, Insegnare a chi non vuole imparare Lettere dalla scuola, sulla scuola e su Bateson, con l’intervista radio

 

Due insegnanti, Rosalba e Giuseppe, si interrogano sul loro mestiere, nel corso di uno scambio di corrispondenza durato un intero anno scolastico. Entrambi insegnano alle scuole superiori, lei in un istituto tecnico, lui in un professionale. Colti, appassionati, animati da un profondo senso di responsabilità per le conseguenze del loro agire sulla vita dei ragazzi e da un intenso investimento emotivo nei loro confronti, si trovano ogni giorno a dover tradurre tutto questo patrimonio intellettuale e morale in azioni, comporta- menti e giudizi, mettendo insieme le finalità istituzionali del loro ruolo e i dettami della loro coscienza.

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PRESENTAZIONE DELLE ATTIVITA’ DEL CENTRO PANDORA che ha sede a Mestre all’interno del parco cittadino di Forte Marghera

 Il Centro Pandora è impegnato nella costruzione di esperienze educative basate sui principi della libertà e  del rispetto dei bambini e dei ragazzi; si propone inoltre di costruire occasioni di discussione e confronto per affrontare i problemi dei giovani a partire dalla centralità del rapporto educativo.
 

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Walter Benjamin, Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario, una presentazione di L. Monti, Raffaello Cortina ed.

 

Scarti messianici: la pedagogia di Walter Benjamin

walter-benjamindi Luigi Monti

Che i più importanti pedagogisti non siano pedagogisti di professione non è vero soltanto oggi, in piena crisi del sapere accademico. E forse è inevitabile che sia e sia sempre stato così: la cultura come la vita non è roba per specialisti. L’ultima bellissima antologia Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario, curata da Francesco Cappa e Martino Negri per Raffaello Cortina, che si aggiunge alle altre, altrettanto belle, curate da Giulio Schiavoni (Orbis pictus. Scritti sulla letteratura infantile, Emme edizioni 1980 e Burattini, streghe e briganti. Illuminismo per ragazzi, Il Melangolo 1993) ci conferma nell’idea tardiva che Walter Benjamin sia anche uno dei pedagogisti più “necessari” del Novecento oltre che uno degli intellettuali del vecchio continente che più ha influenzato la critica culturale contemporanea.

“Figure” sono qui intese sia le illustrazioni, gli abbecedari, le tavole, i giochi, alla cui analisi (e collezione) il filosofo tedesco dedicò tante appassionate energie, sia i frammenti dell’infanzia che persistono, nonostante tutto, nella memoria e nell’immaginario adulto, metafora e forse presupposto, nella sua personale filosofia della storia, di ogni futuro scarto messianico.

Se ci soffermiamo sulle prime, troviamo in alcuni scritti d’occasione e in alcune recensioni di Benjamin intuizioni che ne fanno il fondatore implicito della moderna critica letteraria per bambini. La scoperta che i libri più amati dai bambini e quelli più nutrienti per il loro immaginario non sono quelli scritti esplicitamente per loro, ma quelli che rubano, appropriandosene, dalla biblioteca degli adulti; l’abbattimento della separazione tra cultura alta e bassa, tra letteratura colta e d’appendice nella convinzione che “le sostanze più preziose e più nobili sono precipitate al fondo di tutto, per cui accade che chi guarda più in basso trova proprio nei sedimenti dell’opera scritta e illustrata gli elementi che invano cerca nella cultura più alta”; l’autonomia ermeneutica delle figure, dei disegni e delle illustrazioni sfuggite, più delle trame e degli intrecci, alla manipolazione di pedagoghi e filantropi, creando con i piccoli lettori una connivenza segreta, anarchica e liberatoria, per il tramite del puro magistero artistico; la sua personalissima psicologia della lettura, secondo la quale i bambini “leggono non per empatia, ma per assimilazione. Il leggere dei bambini è in un rapporto molto stretto non con la loro formazione e con la loro conoscenza del mondo, ma con la loro crescita e il loro potere.”

Per una summa della sua “pedagogia delle storie” si veda il bellissimo Letteratura per l’infanzia, nella sezioneLeggere, dal quale queste ultime citazioni sono tratte. Intuizioni che, sebbene non siano diventate pratica diffusa sono però entrate nel discorso pedagogico corrente. Con il solo evidente limite che oggi andrebbero radicalmente aggiornate alla luce di una seconda soglia di mutazione della cultura di massa: la sovrapproduzione commerciale di prodotti artistici e ludici per l’infanzia oltre ovviamente al supporto informatico dei nuovi media redono l’esplorazione di giochi, libri e oggetti per bambini (e il compito di scovarne perle e gioielli, come seppe fare lui allora) una missione ancora più necessaria ma molto più complessa e usurante.

Il merito principale di quest’antologia “pedagogica” sta però soprattutto nel rivelare, in maniera molto più autentica rispetto all’incedere allegorico, criptico, sofferto e a volte contorto delle sue opere maggiori, la filosofia politica dell’intellettuale tedesco, inseparabile dalla sua visione dell’infanzia che diventa, in quest’ottica, la categoria politica per eccellenza.

Se applichiamo una delle Tesi di filosofia della storia agli scritti in cui Benjamin si occupa di infanzia, risulta più chiaro il suo metodo di indagine oltre che le ragioni “politiche” del suo costante ritorno a questa fase della vita.

Nella settima tesi egli critica il metodo e la filosofia implicita con cui lo storicismo ha studiato e studia il passato: è un procedimento di immedesimazione dettato da una certa “pigrizia del cuore”, da un’accidia “che dispera di impadronirsi dell’immagine storica autentica, balenante per un attimo”. Un metodo che Benjamin rifiuta per due ordini di ragioni: prima di tutto perché quello che gli interessa del passato, in quanto filosofo, è proprioquell’immagine autentica, per quanto fugace e inafferrabile, secondariamente perché il “patrimonio culturale” in cui si immedesima lo storicismo per raggiungere, nel suo cammino all’indietro, lo spirito di un’epoca passata è quello dei vincitori. Solo il patrimonio culturale dei vincitori ha superato, in virtù della forza se non della violenza, l’oblio del tempo ma proprio per questo dovrebbe avere nello storico un osservatore distaccato e capace di “passare a contropelo la storia”.

Lo stesso discorso vale per un processo di recupero del passato che della storia può essere preso a termine di paragone: quello che va alla ricerca dell’immagine autentica dell’infanzia. Un immagine perduta per sempre, irrecuperabile, che però, come lo spirito di un’epoca passata, può per un istante balenare nella coscienza: come alcuni dei bellissimi fotogrammi che compongono la sua Infanzia berlinese. Ma perché ciò accada è necessariopassare al contropelo il proprio immaginario alla ricerca di ciò che nella nostra formazione non è risultato vincente, di ciò che non ha avuto la forza di sedimentarsi, non perché meno autentico, ma perché irriducibile a ogni “pedagogia”.

Pochi anni dopo così Andrea Caffi spiegava, con cifra molto diversa ma intenzioni simili, il deposito “rivoluzionario” che ogni infanzia lascia in ogni adulto: “Ci sono uomini e donne. Come unità in una ‘massa’, che accettano di uniformarsi a regole di abitazione, di alimentazione, di vestiario; che vanno in fabbrica o al cinema; che votano per un partito o acclamano un Capo. Alla fine, è come ‘massa’ che si fanno arruolare, istruire, e mandare al macello per la Patria, per la democrazia, o per la civiltà. Però ognuno di loro è stato un bambino. Ognuno di loro ha fatto, da solo e per se stesso, la scoperta del mondo e della propria coscienza. Ognuno, da adolescente, ha sperimentato i momenti ‘unici’ dell’amore, dell’amicizia, dell’ammirazione, della gioia di vivere o della tristezza immotivata. Anche nelle esistenze più grigie, ci sono tracce di un’aspirazione a una vita meno degradata, a una vera comunione con il proprio vicino. È difficile immaginare una vita umana senza qualche momento di godimento spensierato e di entusiasmo, o senza sogni.” (Ora in H. Arendt, A. Caffi, P. Goodman, D. Macdonald, politics e il nuovo socialismo, Marietti 2012)

Anche nei testi pedagogici di Benjamin non spira nessuna vena nostalgica, nessun anelito ingenuo e naturalista verso un’infanzia vista come fonte di verità. Si tratta piuttosto di un rapporto con il passato e la propria origine che genera un rovesciamento della storia intesa come continuum. L’infanzia così come il significato intimo del passato irrompono nel presente come possibilità inedita di cambiamento, come forza di un’interruzione in grado di riaprire la partita. Cos’altro dovrebbero rappresentare la politica e l’educazione se non questo sforzo di cavarsi, quando necessario, fuori dal corso obbligato degli eventi?

LE INSIDIE DELLA VALUTAZIONE, di M. Boarelli, dal N. 18 della rivista “GLI ASINI”

Le insidie della valutazione

 

di Mauro Boarelli

LEGGI L’ARTICOLO

Questo articolo è uscito sul numero 18 de “Gli asini”, ottobre/novembre 2013Abbonati ora per avere la versione cartacea.

Mani con occhio

 

“[…] Tu dovresti essere nella progettazione.”

“Non ho attitudine alla progettazione” disse Bud. “I test lo hanno dimostrato.”

Ci doveva essere anche questo, sulla sua scheda sfortunata. C’erano tutti i risultati del suo test attitudinale: immutabili, irrevocabili, e la scheda aveva sempre ragione. “Ma tu saiprogettare” disse Paul. “E lo fai con più estro e fantasia delle primedonne del laboratorio.” […]

“Ma il test dice di no” disse Bud.

Kurt Vonnegut, Player Piano, 1952

 

PRESENTAZIONE DEL SITO www.educareallaliberta.org

QUALCHE PRINCIPIO

L’attuale crisi dei sistemi educativi e formativi ha la sua origine nella presenza di un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza, cioè alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma dell’intera compagine sociale.

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Paulo Freire, conferenza sulla pedagogia degli oppressi.

Nel filmato, tratto dal programma Dialoghi con Paulo Freire, del 1989, il grande pedagogo brasiliano, intervistato da alcuni docenti italiani, espone i principi della sua pedagogia, fondata sull’esistenza, in ogni società, di una dialettica tra oppressori e oppressi.
L’educazione è sempre stata relazione, tra l’insegnante e l’alunno, mediata dall’oggetto dell’insegnamento, che deve, in qualche modo, spaventare l’alunno, scuoterlo epistemologicamente e non con autoritarismo.

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Paulo Freire, Le virtù dell’insegnante – video

 Nell’intervista Freire parla della tendenza della scuola ad essere elitaria. Accade infatti che il sistema scolastico operi una distinzione tra bambini che hanno facilità nella comprensione grafica del linguaggio, perché hanno dimestichezza con l’esperienza intellettiva, e bambini che sono cresciuti in un contesto sociale più povero, che li ha formati nell’esperienza pratica.

Inoltre Freire si sofferma su quelle che dovrebbero essere le qualità di un buon educatore: amare l’insegnamento e avere l’umiltà di porsi sullo stesso piano dell’educando, nella consapevolezza che il desiderio di conoscenza di chi impara è un desiderio universale, che arricchisce anche chi è preposto a soddisfarlo.

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Paulo Freire: l’esperienza educativa in Cile – intervista

Nell’intervista proposta nell’unità audiovisiva, il pedagogo spiega il metodo, adottato in Cile, di “alfabetizzazione creativa”. L’obiettivo ad esso sotteso, ovvero la graduale presa di coscienza della realtà degli allievi adulti e analfabeti, veniva realizzato attraverso un percorso fatto di parole loro familiari. Nelle sequenze che riprendono una lezione in classe, si rende visibile la validità del metodo, il quale permetteva loro di impadronirsi, oltre che dei meccanismi linguistici, anche del significato reale, verificabile nella vita di ogni giorno, dei concetti appresi.

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intervista a Carl Honorè: L’infanzia non è una corsa

 

Vorrei iniziare questo intervento con un’osservazione, ovvero che se c’è qualcosa che ho imparato quest’anno è che l’ironia suprema di pubblicare un libro che invita le persone a rallentare è che devi andare in giro a promuoverlo molto in fretta. Ultimamente mi sembra di passare la maggior parte del mio tempo a zigzagare di città in città, di studio televisivo in studio televisivo, di intervista in intervista, e di servire il libro in bocconcini molto piccoli. 

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Le molte vie dell’apprendere – Introduzione di Andrea Sola alla proiezione del video


La crisi dell’istruzione è sotto gli occhi di tutti, il problema è capirne la natura. Diciamo innanzitutto che non possiamo ridurla agli attacchi che le recenti riforme del sistema scolastico hanno fatto ai finanziamenti pubblici, il problema è più radicale soprattutto nasce ben prima.

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“Non conta l’altezza” videostoria

Laboratorio di narrazione per immagini con la classe quinta elementare della scuola M. Foscarini di Venezia; realizzazione di Andrea Sola, giugno 2012

Intervista con Yaacov Hecht, fondatore della prima scuola democratica di Israele

YAACOV HECHT

Nel 1987 ha fondato la Scuola Democratica di Hadera, e ha coniato il termine di scuola democratica, che è oggi in uso in tutto il mondo.
Nel 1993 Yaacov convocato la prima Conferenza internazionale sull’educazione democratica (IDEC) in Israele. La conferenza continua a svolgersi ogni anno in un diverso paese del mondo.
Nel 1995 ha fondato il primo Istituto per l’Educazione Democratica (IDE) e lo ha condotto fino al 2010.
Nel 2000 ha avviato la pratica delle “Education Cities”, che attualmente sono attive in 6 zone residenziali in Israele.
Nel 2010 Yaacov è diventato un co-fondatore di una nuova organizzazione denominata “Città Istruzione – L’arte delle collaborazioni”. Questa organizzazione si drdica al coordinamento dei programmi regionali che vedono tutta la città come una grande scuola.

Ha pubblicato nel 2005 il libro  “Demoratic Education, the beginning of a story”

Oggi e domani, di Luigi Monti

Oggi e domani

di Luigi Monti

dal n. 1 della rivista “Gli Asini”, 2010

Da dove nasce l’idea di una rivista che si occupi di educazione e intervento sociale?

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La scuola delle terre “altre”, di Alberto Delpero

La pluriclasse da avamposto di alfabetizzazione a laboratorio di sperimentazione

Intervento al convegno sulle scuole di montagna organizzato a Coumboscuro (CN) nel 2009

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