Liber’Aria – una nuova scuola autogestita a Conversano (Bari) – di Porzia Poli

 

Ai bambini non bisogna insegnare bensì permettere di scoprire. Essi devono essere incoraggiati a indovinare e a usare il cervello, invece di venir esaminati sulle giuste risposte.

Paul Goodman

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PRESENTAZIONE DEL SITO www.educareallaliberta.org

QUALCHE PRINCIPIO

L’attuale crisi dei sistemi educativi e formativi ha la sua origine nella presenza di un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza, cioè alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma dell’intera compagine sociale.

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Faenza, 1 dicembre incontro pubblico: “Un’altra educazione è possibile”

Con Andrea Sola che presenterà il video documentario “Un’altra scuola è possibile”.

Alle ore 16 a Pieve di Cesato (Faenza) un incontro pubblico sui temi della educazione democratica e non autoritaria.

I dettagli dell’iniziativa su www.zebragialla.it

Centro Pandora: dopoNONscuola a Mestre

PERCHE’ UN DOPONONSCUOLA  A FORTE MARGHERA

Questa attività extrascolastica vuole offrire alle famiglie l’opportunità di far vivere ai bambini una esperienza di socialità diversa da quelle usuali: è basata sull’ accoglienza dei bambini in uno spazio a loro dedicato e che possano col tempo sentire come proprio; un contesto in cui le varie attività non siano finalizzate a priori (non una serie di “corsi” o laboratori specifici), ma lascino ai bambini la possibilità di sviluppare liberamente i loro interessi offrendo loro una ampia serie di alternative possibili.

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Intervista ad Andrea Sola sulle pratiche educative libertarie a cura di Graziella Pesce per awakeningzone.com

L’intervista, andata in onda sulla web radio Awakeningzone, tratta dell’esperienza dei laboratori di narrazione per immagini “Il gesto e la parola” e della pratica della educazione libera ed autogestita.

“Un’altra scuola è possibile” RASSEGNA VIDEO SULLE TEMATICHE DELLA SCUOLA E DELLA EDUCAZIONE a Venezia e Mestre

“Un’altra scuola è possibile”

 RASSEGNA VIDEO SULLE TEMATICHE DELLA SCUOLA E DELLA EDUCAZIONE 

alla Centrale Plip di Mestre e al Circolo Arci F.Trentin Baratto di Venezia

a cura di Andrea Sola

 

Su richiesta le proiezioni possono essere anche fatte  nelle scuole o in altre sedi nel resto d’Italia.

Lunedì 8 aprile  alle ore 18,15 al Circolo Arci  di Venezia

Martedì 9 aprile, ore 21 alla Centrale Plip di Mestre

Quando negli anni sessanta ancora si sperava che la scuola potesse cambiare.

Estratti da: Diario di un maestro di Vittorio De Seta e  I malestanti (2003) di C. Di Mambro, L. Mandrile, M. Venditti (un film sulla vita adulta dei protagonisti del Diario).

Il celebre film di Vittorio De Seta del 1972 in cui viene ripresa la vera esperienza scolastica di un maestro/attore in una borgata romana.

 

Lunedì 15 aprile  alle ore 18,15 al Circolo Arci  di Venezia

Martedì 16 aprile, ore 21 alla Centrale Plip di Mestre

Il movimento delle Scuole Democratiche in Israele. 

Dal 1985 in Israele sono nate numerosissime scuole autogestite basate sui principi libertari della rispetto del bambino, della libertà e della responsabilità individuale nell’apprendimento, della pratica della democrazia all’interno delle scuole. Lo Stato sta gradualmente accettando di finanziarle e soprattutto di portare queste esperienze all’interno delle scuole normali. E’ anche nata una facoltà universitaria in cui si studia questo modo di fare scuola.

 

Lunedì 22 aprile  alle ore 18,15 al Circolo Arci  di Venezia

Martedì 23 aprile, ore 21 alla Centrale Plip di Mestre

Il dottor Korkzac di Andrej Vajda ed estratti dalle sue trasmissioni radio.

Il grande maestro polacco vissuto tra le due guerre che ha fatto del profondo rispetto per il bambino la guida del suo agire, portando la sua scelta fino alle estreme conseguenze.

 

Lunedì 29 aprile  alle ore 18,15 al Circolo Arci  di Venezia

Martedì 30 aprile, ore 21 alla Centrale Plip di Mestre

La crisi degli adolescenti e la scuola superiore: problema insolubile?

Selezione di filmati sulla vita delle scuole superiori; l’esempio del Liceo Statale Autogestito di Parigi.

 

Su richiesta le proiezioni possono essere anche fatte  nelle scuole o in altre sedi.

 

 

La rassegna  si terrà alla Centrale Plip , via San Donà 195, Mestre (VE) e al Circolo Arci F.Trentin Baratto, Cannaregio 4008, Santa Sofia, Venezia

www.oltrescuola.org – email: infoeducareallaliberta.org – tel 3381376675

 

 

Intervista ad un’allieva della Sudbury School di Gerusalemme – di Andrea Sola

La scuola “Sudbury” di Gerusalemme, frequentata da allievi che vanno dai 6 ai 18 anni, fa parte delle numerose scuole ‘democratiche’ sorte in Israele negli ultimi 25 anni. Le scuole “Sudbury” sono circa 35 nel mondo e prendono il nome dalla omonima scuola Sudbury Valley School, fondata nel 1968 a Framingham, Massachusetts, negli Stati Uniti, dove si mette in atto una forma di gestione particolarmente libera della pratica scolastica. L’intervista è stata realizzata da Andrea Sola nel 2011.

Video-intervista a un’insegnante della free school “Sudbury” di Gerusalemme

La scuola “Sudbury” di Gerusalemme, frequentata da allievi che vanno dai 6 ai 18 anni, fa parte delle numerose scuole ‘democratiche’ sorte in Israele negli ultimi 25 anni. Le scuole “Sudbury” sono circa 35 nel mondo e prendono il nome dalla omonima scuola  Sudbury Valley School, fondata nel 1968 a Framingham, Massachusetts, negli Stati Uniti, dove si mette in atto una forma di gestione particolarmente libera della pratica scolastica. L’intervista è stata realizzata da Andrea Sola nel 2011.

vedi l’intervista

Il centro territoriale ‘Mammut’ di Scampia. Video-intervista a Giovanni Zoppoli

PER GUARDARE IL VIDEOwatch?v=PUNQvXloAAA

Intervista a Giovanni Zoppoli, uno dei fondatori del centro territoriale ‘Mammut’ di Scampia, Napoli, realizzata da Andrea Sola nel 2011.

Il Centro territoriale Mammut è un progetto nazionale di ricerca-azione nato nel 2007. Partito da Scampia, ha coinvolto città del Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Liguria. Obiettivo del progetto è produrre innovazione metodologica con percorsi educativi rivolti a bambini, ragazzi e adulti caratterizzati dalla eterogeneità di provenienza sociale e politica.

Il progetto Mammut è partito dalla condivisione delle difficoltà che insegnanti e educatori di diverse regioni italiane trovavano nel proprio lavoro quotidiano. Cercando di accorciare la schizofrenia tra chi studia e chi lavora su campo, ne è nata una ricerca metodologica ispirata alla ricerca azione. Le finalità sono quelle di dare un contributo alla scuola nuova, perché il tempo dell’apprendimento sia tempo di liberazione, a partire dal corpo, dalla curiosità, da intuiti e talenti di cui ciascuno è portatore nella sua unicità. Una scuola che si fa città, dove la città è la Scuola.

“Come partorire un Mammut (senza rimanerci schiacciati sotto)”, Marotta & Cafiero edizioni,  2010, Napoli,  è un primo resoconto dell’opera di scrittura collettiva che questa ricerca ha prodotto, essendo sua finalità non solo di incidere sul fare concreto degli educatori coinvolti e delle loro agenzie educative, ma anche produrre pensiero critico e innovazione pedagogia.

Mammut, Piazza Giovanni Paolo II Scampia- Napoli – tel/fax 081 7011674

www.mammutnapoli.org

mammut.napoli@gmail.com

 

Le molte vie dell’apprendere. Un video di Andrea Sola.

Un video di Andrea Sola. Maggio 2012
Interviste originali
Brani da:
– “A pretty cool system” film , realizzato da k.r.a.t.z.a.
– Felice! di M.Antonelli e R.Klain.

GUARDA IL VIDEO
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Introduzione di Andrea Sola alla proiezione del video presso Forte Marghera a MESTRE il 30 maggio 2012

La crisi dell’istruzione è sotto gli occhi di tutti, il problema è capirne la natura. Diciamo innanzitutto che non possiamo ridurla agli attacchi che le recenti riforme del sistema scolastico hanno fatto ai finanziamenti pubblici, il problema è più radicale soprattutto nasce ben prima.
Il fatto stesso che oggi non ci sia la forza e la convinzione per difendere i capisaldi del movimento pedagogico degli anni 70 e 80
(numero massimo di allievi per classe, tempo pieno, compresenza, sostegno ai disabili) che vengono così frontalmente attaccati dalla controriforma governativa, è solo l’ultima propaggine di una crisi che ha la sua origine nell’essersi creato un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza, cioè alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma da parte dell’intera compagine sociale.

Il rapporto con l’infanzia della società adulta è dominato dalle leggi del mercato non soltanto perchè destinataria dei prodotti di consumo, che ne è l’aspetto più evidente, ma anche per il progetto di omologazione totalizzante dei valori di riferimento con cui si misura il rapporto con l’infanzia: cosa vuol dire questo? che c’è una volontà sistematica di riportare tutto il sapere ad una scala di valori uguale per tutti, cioè la volontà dichiarata di azzerare le differenze per poter utilizzare unità di misura universali,
che è la traduzione “pedagogica” del concetto di uomo-merce, che si misura per la sua capacità di consumare merci,dove il “sapere” parcellizzato e centrifugato, diventa misurabile e quindi gestibile da una società che ha perso la capacità di accettare e valorizzare le differenze.

Io non credo che questo processo si possa descrivere come il frutto di una volontà definita di condizionare il pensiero, anche se ovviamente questo effetto c’è comunque, ma va inscritto in un processo più generale, come è evidente nella sfera economica, in cui domina la logica della pura autoriproduzione del sistema.
Questo predominio assoluto della dimensione del mercato fa si che non ci sia più nemmeno spazio per una discussione su quali modelli educativi sia meglio adottare, come poteva essere ancora in anni passati: adesso la critica del rapporto educativo tradizionale, oltre a non poter avere più un riferimento ideale alternativo cui rifarsi, ha perso anche il suo contraddittorio concreto: non ci troviamo più davanti un vero progetto educativo con cui poterci confrontare e criticare come superato: oggi quello che sta realizzandosi sotto i nostri occhi e con il contributo attivo, anche se magari inconsapevole, di tutti gli insegnanti in servizio, non è un modello educativo, ma la pura e semplice negazione del rapporto educativo stesso.

Da questo punto di vista tutte le pratiche innovative che si riesce ad adottare all’interno dell’istituzione devono essere interpretate solo nel senso della conquista di spazi “sani” o liberi che valgono nel contingente, cioè per quel tanto o poco di opportunità in più che offrono a coloro che ne possono fruire; non ci si può invece illudere che costituiscano un modello che possa stimolare il cambiamento dell’istituzione.
E questo appunto perchè la logica di funzionamento dell’apparato istituzionale si sta muovendo su binari che prescindono completamente dalla dimensione del rapporto educativo, esattamente come l’economia non risponde più a regole che hanno come obiettivo il benessere dell’uomo ma rispondono ad una logica tutta interna alla riproduzione di meccanismi autoconservativi.

Cosa fare dunque di fronte a questa situazione?
– Da una parte far rinascere un dibattito che metta all’ordine del giorno il problema del rapporto educativo, facendogli riprendere quella centralità che dovrebbe avere anche nell’ambito del dibattito attuale sulla difesa dei beni comuni.

Purtroppo la mancanza di attenzione alla dimensione della qualità del rapporto educativo è evidente anche in quegli ambiti che pure cominciano a dimostrare un crescente impegno nella difesa del diritto all’autodeterminazione nella gestione degli aspetti più importanti \basilari della sopravvivenza, come la lotta alla finanziarizzazione dell’economia, la difesa delle risorse naturali, della salute, della terra, del patrimonio storico e naturalistico, ecc.
Il dominio assoluto del mercato è un dato di fatto che connota radicalmente anche la dimensione del rapporto educativo.
Un impegno dunque di ordine culturale.
Da qui l’importanza di una rivista come Gli Asini che sta cercando di impegnarsi proprio su questo terreno.

– Da un altro versante, bisogna dare spazio a tutte quelle esperienze che si oppongono alla logica imperante e tentano,
da questo punto di vista non fa differenza se si stia agendo fuori o dentro l’istituzione, di ricostruire un rapporto educativo costruttivo.

Oggi è impossibile pensare di agire in vista di un progetto complessivo di trasformazione politica e sociale, la dimensione dell’agire nella stretta attualità è d’obbligo. Tutti gli sforzi di intervento nel sociale devono rimanere legati alla conquista di spazi di libertà
attuabili subito, lasciando all’imprevedibilità del reale di far emergere le linee di un nuovo ordine.

L’agire nell’ambito dell’educazione cercando di far emergere quante più opzioni, quanti più possibili ambiti di intervento, teorico e pratico, nuovi, sembra essere l’unica strada percorribile.

Credere nella importanza del qui ed ora, dell’azione che mostra subito i risultati, è proprio di ogni contesto in cui i protagonisti siano i i giovani, l’infanzia, cioè quella parte che sta vivendo oggi il suo momento formativo e che domani non sarà più tale.
Pensare alla dimensione dell’infanzia come centro dell’agire sociale costringe in qualche modo a concentrarsi sulle possibilità presenti e ad abbandonare ogni prospettiva proiettata esclusivamente su un ipotetico cambiamento futuro, che è esattamente ciò che il momento presente ci obbliga a fare.
La presentazione che stiamo per fare ora di alcuni di questi luoghi della sperimentazione, molto diversi tra loro sia per genere che per collocazione geografica, crediamo possa contribuire ad un ampliamento degli orizzonti del possibile di cui ho cercato di sottolineare la necessità.

Scuola dei bambini di Monte Sole. anno 2013


La Scuola dei bambini di Monte Sole è un’esperienza di scuola familiare condivisa che coinvolge cinque famiglie, sei bimbi dai due ai sette anni e due mamme-maestre. Il progetto nasce dal desiderio di noi genitori di offrire ai nostri figli percorsi di crescita e di felicità, dove istruzione ed educazione procedano armonicamente, in sintonia con le scelte della famiglia e accompagnate dalla famiglia stessa, aperta alla condivisione e allo scambio comunitario. Continue Reading →

Le molte vie dell’apprendere – Introduzione di Andrea Sola alla proiezione del video


La crisi dell’istruzione è sotto gli occhi di tutti, il problema è capirne la natura. Diciamo innanzitutto che non possiamo ridurla agli attacchi che le recenti riforme del sistema scolastico hanno fatto ai finanziamenti pubblici, il problema è più radicale soprattutto nasce ben prima.

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“Non conta l’altezza” videostoria

Laboratorio di narrazione per immagini con la classe quinta elementare della scuola M. Foscarini di Venezia; realizzazione di Andrea Sola, giugno 2012

IL GESTO E LA PAROLA Laboratori di narrazione per immagini

IL GESTO E LA PAROLA

Laboratori di narrazione per immagini

 (clicca qui per vedere le videostorie)

L’impostazione dei laboratori di narrazione per immagini consiste nel coniugare l’attività espressiva (la rappresentazione) di tipo estetico alla costruzione di una narrazione.  Il desiderio di fare, la tensione rappresentativa, il bisogno di espressione che è presente in maniera evidente in tutti i bambini ed anche, in forma più o meno latente, negli individui adulti, è il punto di partenza per un percorso  nel campo dell’espressività artistica e narrativa. Il laboratorio è il luogo in cui vengono offerti i mezzi, gli spazi e l’assistenza necessari per costruire liberamente  questa esperienza.

Si tratta di abbandonare la gabbia mentale che vuole il raggiungimento del risultato come il vero fine ultimo dell’operare: questa è in realtà una proiezione dello schema socialmente dominate nella società di mercato che vede nel prodotto il vero fine del lavoro, dello sforzo umano, e che viene fittiziamente esteso anche alle pratiche della espressività estetica.

Il centro dell’esperienza sta nel processo spontaneo della creazione, non nel raggiungimento di un risultato più o meno coerente con canoni estetici predeterminati. Non ci deve essere spazio per la presenza del fantasma dello sguardo adulto: tutte le forme di giudizio, di valutazione devono essere interne al gruppo , devono potersi autoregolare secondo le dinamiche che il gruppo stesso, a seconda della propria composizione, vorrà esprimere.

 

Le due dimensioni del racconto, quella narrativa e quella figurativa, sono fatte oggetto di una elaborazione finalizzata allo sviluppo delle potenzialità espressive e comunicative: il continuo rimando della elaborazione dal piano intellettivo (descrizione con parole) a quello sensitivo (descrizione con figure) e lo scambio dei punti di vista che comporterà, è il mezzo per un arricchimento di ciascuno dei due mezzi espressivi.

Una volta che avranno preso corpo attraverso la narrazione e la rappresentazione figurata, questi scenari diventano così un nuovo grande spazio aperto alla condivisione, il luogo in cui scambiare le diverse narrazioni e sul quale esercitare un nuovo senso della responsabilità: lo spazio di ognuno diventa componente indispensabile dello spazio comune.

 

I temi che possono essere adottati come campi della narrazione possono essere i più vari e di diverso genere, a seconda del contesto in cui si opera e della composizione degli attori: l’età, il tipo di gruppo, i tempi e le modalità del contesto in cui si opera.

Si può partire da racconti elaborati collettivamente o individualmente dagli stessi attori oppure stimolare la elaborazione di esperienze autobiografiche individuali scritte o narrate oralmente, oppure da materiali preesistenti come testi letterari od altro.

 

A titolo d’esempio, ecco alcune delle tematiche proponibili:

La descrizione della propria visione di sé, intesa come estrapolazione delle figure che connotano la propria soggettività più segreta, cioè del modo in cui ciascuno si autorappresenta: dai modi possibili di nominarsi, di descriversi in immagine, di vedersi nei propri rapporti con gli altri.

La individuazione dei luoghi e degli spazi che sono stati vissuti con maggiore senso d’appartenenza: in questo caso ad essere oggetto di autoriflessione sarà il loro ambiente di vita.

La ricerca delle forme della vita di relazione: ai ragazzi viene chiesto di individuare gli ambiti in cui più profondamente viene sentita l’importanza degli altri, le modalità delle relazioni significative di cui si sostanzia il loro vissuto.

La elaborazione in immagini di testi letterari o di  storie elaborate collettivamente, che comporta una  presa di coscienza dell’importanza della componente figurativa nella descrizione della realtà. Può essere il punto di partenza  per sperimentare la forza che può avere una visione “estetica” di un contenuto discorsivo e iniziare quindi a comprendere lo specifico apporto conoscitivo che le immagini danno ad un testo scritto.  In questo contesto la fase della “illustrazione”, che usualmente viene delegata all’intervento di un ulteriore autore,” l’illustratore del libro per ragazzi”, è svolta direttamente dai lettori/autori che sono chiamati in prima persona a dare corpo alle suggestioni visive che il testo sa evocare.

 

In questi laboratori viene impiegato regolarmente l’utilizzo di mezzi multimediali per la raccolta e la sistematizzazione dei materiali prodotti, che vengono opportunamente registrati e documentati con mezzi fotografici e video e montati in filmati che vengono riprodotti e distribuiti a tutti i partecipanti. La pratica della documentazione audio e video è funzionale all’intento di mettere al centro dell’interesse il percorso creativo: i partecipanti diventano così in prima persona  gli attori protagonisti di ciò che accade nello spazio del laboratorio.

La restituzione del percorso condotto da ciascun partecipante del gruppo sotto forma di materiale video è una forma di rafforzamento dell’identità attraverso il riconoscimento del proprio operato in un oggetto permanente che, al pari degli oggetti materiali effettivamente prodotti, entra a far parte del proprio bagaglio personale.

Inoltre la documentazione audio e video, permettendo la visibilità all’esterno delle esperienze condotte e quindi la loro socializzazione al di fuori dell’ambito del gruppo, è una forma di rafforzamento della legittimità del percorso creativo.

 

Il metodo operativo di questi laboratori consiste nel fornire l’opportunità di operare liberamente in contesti adeguati senza l’imposizione, esplicita od implicita, di schemi predeterminati di tipo estetico, compositivo o tecnico. Determinante, in questa impostazione è l’atteggiamento dell’operatore che deve spogliarsi di qualsiasi ruolo di guida (sentendosi anche implicitamente portatore di valori estetici precostituiti): la sua figura deve essere assolutamente neutra dal punto di vista del sapere e nello stesso tempo deve saper comunicare un atteggiamento di piena fiducia e di “servizio” nei confronti degli attori. All’atteggiamento  di guida e di valutatore deve sostituirsi quello di incoraggiatore: l’operatore deve saper comunicare la fiducia nell’operare della persona impegnata nello sforzo della creazione.

Intervista con Yaacov Hecht, fondatore della prima scuola democratica di Israele

YAACOV HECHT

Nel 1987 ha fondato la Scuola Democratica di Hadera, e ha coniato il termine di scuola democratica, che è oggi in uso in tutto il mondo.
Nel 1993 Yaacov convocato la prima Conferenza internazionale sull’educazione democratica (IDEC) in Israele. La conferenza continua a svolgersi ogni anno in un diverso paese del mondo.
Nel 1995 ha fondato il primo Istituto per l’Educazione Democratica (IDE) e lo ha condotto fino al 2010.
Nel 2000 ha avviato la pratica delle “Education Cities”, che attualmente sono attive in 6 zone residenziali in Israele.
Nel 2010 Yaacov è diventato un co-fondatore di una nuova organizzazione denominata “Città Istruzione – L’arte delle collaborazioni”. Questa organizzazione si drdica al coordinamento dei programmi regionali che vedono tutta la città come una grande scuola.

Ha pubblicato nel 2005 il libro  “Demoratic Education, the beginning of a story”

Intervista a due ex allievi delle scuole democratiche

L’intervista è stata realizzata da Andrea Sola nel mese di luglio 2011 in occasione del convegno mondiale delle scuole democratiche , IDEC, svoltosi presso la Sand School nel Davon, Inghilterra.

 

La scuola delle terre “altre”, di Alberto Delpero

La pluriclasse da avamposto di alfabetizzazione a laboratorio di sperimentazione

Intervento al convegno sulle scuole di montagna organizzato a Coumboscuro (CN) nel 2009

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Giusi Quarenghi sulla scuola di Peio

Peio a scuola.

Il racconto/intervista che la scrittrice Giusi Quarenghi fa del suo incontro con la scuola di Peio avvenuto il 3 maggio 2011

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Per una educazione all’immagine: video libro da “La storia” di Elsa Morante

Il gesto e la parola – Video libro realizzato dagli allievi della classe prima della scuola Media “Galluppi” di Burano (VE).
A cura di Andrea Sola con Gabriela Sanna