Intervista a Cesare Moreno e Santa Parrello. da UNA CITTÀ n. 221 / 2015 aprile

 

LA FRAGILITA’ COMUNE
Il complesso rapporto degli operatori di Maestri di strada, che operano nelle scuole “difficili”, con insegnanti e dirigenti, in un’istituzione dove il burnout fa indossare a tutti una corazza; la crisi del ruolo dell’insegnante, che risente di quella dei modelli adulti, e la figura del “fratello maggiore” che risponde al bisogno dei ragazzi di relazioni orizzontali; una scuola dove si fatica a lavorare in équipe, e si abusa delle categorie: Bes, Dsa… Intervista a Cesare Moreno e Santa Parrello.

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I Maestri di Strada di Napoli

L’Associazione Maestri di Strada Onlus nasce come associazione tra gli educatori e i professionisti che coordinano il progetto Chance (recupero adolescenti drop out con finanziamenti ex 285/97) dal 1998, che lavora con costanza a Napoli allo scopo di sostenere i progetti di recupero e prevenzione della dispersione scolastica e formativa degli adolescenti e, più generale, di promuovere i diritti di cittadinanza dei giovani con azioni educative.

IL SITO DEI MAESTRI DI STRADA

 

Carla Melazzini, Insegnare al principe di Danimarca, Sellerio ed. 2011

Carla Melazzini
Insegnare al principe di Danimarca

In quartieri popolari e popolosi di Napoli «l’apprendistato di un gruppo di insegnanti di media cultura ed umanità per conoscere le periferie della città e le periferie dell’animo degli adolescenti, cercando di stabilire con loro un dialogo educativo e di vita».
A cura di Cesare Moreno
Era dal tempo della Lettera a una professoressa che non leggevamo pagine così emozionanti. Come allora, si parla di ragazzi che frequentano una scuola speciale, e di chi se ne prende cura. Non siamo nell’esilio di una canonica del Mugello, qui, ma in quartieri popolari e popolosi di Napoli dov’è in vigore il Sistema; alle cronache piace chiamarli «il triangolo della morte».L’autrice, Carla Melazzini, è, nella scrittura come nella vita, del tutto aliena dalla retorica e dall’indulgenza facile. Così, commozione, intelligenza e poesia stanno in questo libro con la asciutta naturalezza con cui può sbucare un fiore meraviglioso dalla crepa di un muro in rovina. Senza compiacersi dell’idea che la rovina sia necessaria ai fiori, e ne venga riscattata.Ne troverete di fiori in queste pagine, e di ragazzini fiorai, e anche di rovine. Uno lo anticipiamo qui, è un tulipano finto, così come l’ha raccontato – salvo qualche errore di scrittura – una bambina che era stata bocciata in seconda elementare: «C’era una volta un fiore che non voleva essere un fiore, allora la fata dei fiori disse: “Se tu vuoi diventare un essere umano io ti accontenterò ma se non ti piace, ti dovrai rassegnare perché non potrai più essere un fiore”. Il fiore accettò e la fata lo toccò con la bacchetta e lo trasformò in un essere umano. Il fiore si rese conto che la vita era difficile. La fata allora lo fece diventare un tulipano finto, per non farlo morire, poi scomparì per sempre». Carla ha chiesto a un compagno di classe: «Secondo te che cosa ha voluto dire Concetta con il suo racconto?». «Che il fiore non voleva morire e così la fata lo ha fatto diventare immortale». «Però l’ha trasformato in un tulipano finto! È meglio essere una persona umana e morire o essere un fiore finto e non morire mai?». «È meglio morire».
Carla Melazzini è nata in Valtellina nel 1944, ha studiato a Pisa alla fine degli anni ’60, ha vissuto a Napoli. È morta il 14 dicembre 2009.