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Cultura in movimento. un progetto politico-culturale nella zona di Alba. di Alberto Contu

Alberto Contu

Cultura in movimento è un progetto,un movimento, uno stile di educazione sociale, popolare e comunitaria. Con questo progetto intendiamo ribadire la necessità e l’opportunità di un lavoro educativo integrale e non settoriale, aperto e in dialettica costante con i temi che riguardano la città – polis (o i paesi o i quartieri), vera figura e vero luogo pedagogico in cui si esplicitano i rapporti sociali e di produzione esistenti. Significa mettersi in dialogo con pari dignità pedagogica con tutte quelle esperienze formali (scuola, parrocchie, centri educativi) e informali (famiglia, gruppi amicali tra pari e non) per far fronte all’avventura pedagogica di una comunità senza ricadere in sterili e deboli dinamiche di animazione socio-culturale, e in vaghe e fuorvianti offerte di svago e intrattenimento frutto della “cultura” del tempo libero.

PRINCIPI (PRE)POLITICI e PEDAGOGICI/EDUCATIVI

– Educazione è Politica, è Cultura perchè le tre pratiche pur essendo distinte, si fondono e si uniscono per chiederci che tipo di uomini e donne vogliamo diventare e allo stesso tempo che tipo di società vogliamo costruire.

– Essere e diventare Soggetti Comunitari e quindi responsabili di noi stessi (imparando a conoscerci), degli Altri (praticando solidarietà e cooperazione) e di un’idea di mondo (e quindi capaci di incidere nelle dinamiche pubbliche). Uomini e donne (piccoli/e e grandi) che si pongono criticamente rispetto all’attuale corso delle cose, che provando ad instillare domande e dubbi tendono quanto meno a resistere se non ad emanciparsi da un sistema capitalistico che è la vera ideologia dominante del nostro tempo, che rende tutto e tutti merci da consumare sul mercato.

Il nostro vuole essere un umile, ma netto tentativo di contrastare la tendenza che ci vede tutti in qualche maniera omologati, in competizione, tutti alla ricerca di un qualche tipo di successo, di un like su Facebook, tutti “imprenditori di noi stessi”. A questo noi anteponiamo, come già scritto altrove, l’azione comunitaria e collettiva, “l’unica cosa di sostanza che c’è al mondo” come disse in un discorso a dei futuri laureandi nel 2001 Kurt Vonnegut, intendendo con ciò l’assoluta importanza delle nostre vite in comune e interdipendenti, e dello spendersi nel tirare fuori da sé quanto di meglio possediamo in quanto a capacità, conoscenze e passioni per metterlo a disposizione degli Altri e della polis.

Azione nella polis, significa lavoro educativo, culturale e politico che tenta di farsi carico di luoghi, situazioni, problemi che riguardano le vite di ognuno di noi, sia negli aspetti personali che pubblici.

Domandarsi che tipo di società vogliamo creare, vuol dire operare tenendo ben presente la logica e il rapporto con il Potere, che sia politico e/o economico, per educarci (anche qui) ad una propedeutica al conflitto, quale fonte di generatività sociale creativa e alternativa all’attuale, proponendo pratiche di solidarietà, mutualismo e cooperazione come visione ed esempio del mondo in costruzione.

– Re-imparare a sentire l’Altro, conoscere e praticare l’empatia reciproca: ci sembra sia questa la pre-condizione umana per sviluppare una consapevolezza dei destini sempre più intrecciati della nostra presenza sulla Terra. Il “metterci nei panni degli altri” ci fa capire che se salvezza ci sarà dall’attuale situazione sociale, economica ed ecologica, sarà collettiva e ugualitaria e non si otterrà con le attuali dinamiche, velate e non, di darwinismo sociale.

– Formarci ad esercitare forme di Democrazia diretta e partecipata, per riappropriarci dei temi e del controllo delle decisioni che determinano le nostre esistenze e le nostre comunità. Creare le condizioni per esperire forme di paideia che consentano la nascita di persone e cittadini attivi e non semplici consumatori nell’arena civica. E’ chiara la predisposizione di queste forme democratiche “dal basso” a politiche liberatrici, emancipatrici e di uguaglianza sociale.

– Necessità di alfabetizzazione sociale e culturale di noi tutti. Le nostre città, i nostri paesi e quartieri devono ridiventare agorà per educare le giovani generazioni alla gestione delle questioni comunitarie e civiche e non semplici spazi organizzativi.

Crediamo fortemente che sia necessaria una pratica formativa che crei coinvolgimento comunitario e sviluppi coscienza sociale per combattere disillusione, indifferenza e soprattutto un analfabetismo socio-culturale (funzionale) che crea profonde disparità e disuguaglianze tra chi può permettersi studi, esperienze formative e consumi culturali esclusivi (ma anche escludenti). E’ di vitale importanza riacquisire la capacità di presa di parola per divenire protagonisti dignitosi delle nostre esistenze.

UNA RIFLESSIONE DI CONTESTO

Definire il contesto culturale ed educativo in cui volenti o nolenti ci si muove è una necessaria opera di chiarezza e onestà, ed è per noi necessario posizionarci rispetto a tutto ciò, pur essendo consci delle nostre limitate forze e capacità.

Ed è proprio per questo che non possiamo esimerci da un ragionamento, seppur abbozzato, più di sistema rispetto alla definizione, alla programmazione ed alla realizzazione di quelle che vengono definite politiche educative e culturali di livello pubblico (comunali, consorziali e statali).

Cultura in movimento è stato sperimentato e continua la sua azione sostanzialmente grazie all’ottenimento di finanziamenti ricevuti da bandi nazionali e locali da parte di fondazioni bancarie private, ma è diventato un progetto in sé e per sé come evoluzione di una percorso di lotta (di tre anni fa) di alcuni educatori e operatori sociali contro forme di lavoro precario e/o al limite della legalità. Il nodo di allora, ma che rimane attualissimo nel presente, era la richiesta (inoltrata a Comuni e Consorzio Socio-Assitenziale) di coinvolgere direttamente bambini, genitori, lavoratori e cittadini interessati in un percorso di ridefinizione e riappropriazione delle attività educative extrascolastiche, partendo proprio dalle condizioni di lavoro degli operatori, dal pieno riconoscimento di partecipazione e decisione democratica di tutti i soggetti coinvolti e da un finanziamento stabile, dignitoso e pubblico delle iniziative. Il suddetto percorso, come noto oramai a molti, ci venne negato.

È palese la contraddizione in cui ci muoviamo: da un lato siamo costretti ad assecondare la strutturazione concorrenziale e competitiva dei bandi privati (ottica che proprio nei principi educativi tentiamo di combattere), dall’altro rischiamo di consolidare il progressivo disfacimento del welfare educativo e culturale pubblico supplendo alle sue carenze e di svilire il nostro orizzonte culturale a mero esercizio retorico.

Riteniamo decisivo esprimere chiaramente questa contraddizione. Siamo convinti che emancipazione e coscientizzazione sociale possano ri-nascere solo da un’opera pedagogica in cui è il metodo o ancor meglio lo stile di Cultura in movimento(di partecipazione attiva, di coinvolgimento dal basso, di discussione allargata, di ingaggio comunitario, di conflitto generativo) ad essere decisivo e focale e non tanto la proposta progettuale in sé. Abbiamo partecipato a questi bandi provando a fare emergere questa impostazione, sapendo che è il nodo da sciogliere per operare meglio nelle e con le comunità e per non cadere in ottiche di eccellenza e innovazione frutto di una cultura commerciale del sociale.

Sarebbe ipocrita non sottolineare che è proprio grazie ai finanziamenti privati che riusciamo e riusciremo a condividere e a praticare le nostre ipotesi di lavoro con molte più persone e molti più territori di quelli che abitualmente incontriamo con i soli fondi ordinari.

Uno degli elementi che nei bandi delle fondazioni vengono maggiormente sottolineati come premiabili per un finanziamento è la sostenibilità autonoma del progetto nel futuro. In molte occasioni abbiamo provato, durante incontri, convegni, monitoraggi organizzati dagli enti finanziatori, a porre una riflessione su questo tema, in quanto per Cultura in movimentorendersi sostenibile significa principalmente rimettere al centro del dibattito pubblico la necessità di una modifica radicale nelle politiche educative e culturali: i nostri progetti non devono diventare brand, oggetti e merce nel mercato del sociale , ma stimoli operativi per promuovere dialettica e pratiche democratiche sul senso e sul fine delle politiche pubbliche educative e culturali.

Quindi, essendo il fine ultimo di Cultura in movimento quello di sperimentare una cultura educativa rinnovata, potenzialmente promotrice di un cambiamento politico e sociale, crediamo sia onesto vivere quotidianamente la contraddizione,utilizzando questa possibilità (economica e non) sapendo che per un compito così arduo e difficile le sole forze culturali ed educative che mettiamo in campo non possono bastare. Siamo convinti che provare a dialogare apertamente con tutti (bambini, adulti, istituzioni pubbliche e private, enti, associazioni…), con azioni e iniziative che tentano di formarci ad una radicale democratizzazione delle scelte che riguardano le nostre comunità, è un piano in netta controtendenza alla logica dell’”offerta” culturale ed educativa dominante nel quadro sociale attuale.

Pensiamo quindi sia decisivo, per il futuro del progetto e delle sue intenzioni di fondo,tenere sempre unita la sua anima pratica, laboratoriale e ludica a quella vocata al cambiamento organizzativo, strutturale ed economico nei territori e nelle comunità che incontreremo.

Vogliamo tenere aperta la discussione sulle fonti di finanziamento, provando a declinarla operativamente: fondi pubblici, azionariato popolare, crowfounding di comunità, creazione di una fondazione sull’esempio del Teatro Valle di Roma sono solo alcune ipotesi che potrebbero rivelarsi interessanti per la continuità della nostra iniziativa, ma sarebbero fini a se stesse se non divenissero un difficile, ma fondante e costitutivo tentativo di allargare il dibattito e la proprietà di Cultura in movimento oltre la nostra organizzazione interna, insieme a bambini/e, ragazzi/e, genitori, adulti in genere, associazioni, parrocchie, Comuni ed enti/istituzioni vari/e.

CULTURA IN MOVIMENTO “Giovani in azione”: IL PROGETTO

Riprendendo in gran parte i contenuti già espressi e condivisi lo scorso anno, Cultura in movimento si delinea come un progetto educativo, culturale e di azione comunitaria potenzialmente rivolto a gruppi di ogni età, ma con una particolare predisposizione pedagogico sociale nei confronti di bambini/e, adolescenti e giovani.

Si può pensare a Cultura in movimento come ad un dispositivo (laboratorio di mappe sociali, raccolta di storie, inchiesta attraverso le arti, furgoncino itinerante, festa/evento comunitario, intervento sociale sul tema scelto dalla comunità) che diventa ambiente/contesto educante attraverso le Arti, la Cultura e l’azione comunitaria. Degli educatori/mediatori culturali “si muovono verso” “vanno incontro” a gruppi di persone di un territorio e, cercando di instaurare una relazione calda, li coinvolgono direttamente a riflettere su sé stessi, su temi, storie e problemi della comunità per poi imparare ad agire in essa in maniera democratica.

La natura pedagogica di Cultura in movimento emerge soprattutto dal fatto che il processo di formazione sociale avviene sottolineando che i bambini e i giovani in genere “sanno già” delle cose, conoscono già alcuni elementi dello stare insieme; sono già, insomma, dei cittadini che per una necessità di dare maggior senso alla vita in comune si imbattono in una ricerca più allargata, in un’inchiesta ludica di tipo collegiale. In seconda e terza battuta l’apprendimento comunitario si esercita sperimentando una forma artistica, creando un oggetto culturale (canzone rap, videodocumentario, fumetto, flash mob teatrale) sul tema emerso dalla ricerca e restituendolo pubblicamente nella festa finale di comunità.

CULTURA IN MOVIMENTO: IL FURGONCINO ROSSO

È l’educatore di strada a quattro ruote, è lo strumento pedagogico che ci permette di raggiungere i territori, e contiene al suo interno tutto il necessario (piccola biblioteca, piccola videoteca, casse audio, telone e proiettore, postazione radio) per creare insieme alle persone della comunità le attività culturali decise. Oltre ad essere strumento fondamentale della metodologia di coinvolgimento comunitario, può essere facilmente utilizzato come centro culturale ed educativo itinerante: da marciapiede, di strada e di piazza.

CULTURA IN MOVIMENTO: FESTA/EVENTO FINALE E RUOLO DELL’ARTE.

Uno degli scopi del progetto è quello di co-organizzare con le persone interessate e contattate un evento che è allo stesso tempo proposta culturale (le questioni vive della comunità sotto forma artistica), festa comunitaria (sentirsi parte della comunità, ritrovando il piacere di stare insieme in luoghi pubblici), conclusione del progetto (emersione e condivisione pubblica della ricerca realizzata). E’ chiara l’impostazione che vede le Arti e la Cultura come rivelatrici, specchio e stimolo della comunità. L’idea è di uscire dalla logica della fruizione di uno spettacolo o anche della sola rappresentazione, per far sì che il momento finale (visione di un film, performance teatrale, lettura e presentazione di un libro, piccolo concerto) permetta in maniera popolare e non paternalistica l’elaborazione dei contenuti e dei nodi emersi.

CULTURA IN MOVIMENTO: LO STILE E IL RUOLO EDUCATIVO

Come di certo si sarà capito, il nodo centrale di Cultura in movimento è il suo metodo, che vorrebbe essere propedeutico ad una vera e consapevole partecipazione alla vita e alle decisioni comunitarie. Essere educatori, secondo il nostro stile, significa farsi sollecitatori di cambiamento per domandarci e promuovere processi di (auto)liberazione.

Il ruolo educativo qui delineato prevede un continuo relazionarsi con i singoli in quanto tali, ma anche e soprattutto in quanto parte di una comunità allargata, insomma è decisivo tenere aperti i legami personali alle dinamiche di contesto sociale.

Come operatori di Cultura in movimento pensiamo che tutto parta dall’ascolto attivo dei bambini/e, ragazzi/e che incontriamo, un ascolto vero che permetta di sentirsi accolti. Questo approccio è centrato sull’essere adulti credibili. Persone che fanno capire da subito che “la posta in gioco” è l’importanza di spendersi e di incidere per un cambiamento comunitario,ma che conscie delle proprie e altrui fatiche, contraddizioni e dubbi quotidiani nell’avventura della vita, vogliono risultare serie ma non seriose e distanti. L’idea è quella di comunicare o ancor meglio di far toccare con mano che l’ingaggio nel percorso educativo e culturale è strettamente legato alla vita di ognuno di noi, e che almeno in via preliminare e embrionale incide su di essa, e ha quindi un che di pratico e utile nel modificarla positivamente

Ascolto attivo e credibilità fanno emergere chiaramente che il tratto distintivo delle relazioni educatiche che vorremmo sperimentare è nello “sguardo” che rivolgiamo ai nostri giovani interlocutori: sguardo che li identifica già come portatori di istanze e di conoscenze e che li responsabilizza da subito nel provare a delineare un futuro diverso da quello che molte volte sembra fatalmente e inesorabilmente scritto. Un’alternativa, delle alternative di comunità e di vita esistono e possono esistere.

CULTURA IN MOVIMENTO: IL METODO EDUCATIVO E CULTURALE

Come già spiegato e sperimentato nella scorsa stagione il lavoro può essere condiviso con classi scolastiche, gruppi formali ed informali, progetti di educativa di strada, centri sociali, musei, teatri, cinema, biblioteche, centri sportivi e ogni tipo di gruppo o organizzazione che voglia aprirsi al tema dell’azione nel proprio contesto comunitario.

Ecco delineato nei passaggi fondamentali il metodo ed il percorso educativo e culturale di comunità di Cultura in movimento.

Presentazione del progetto e lettera di intenti Nel primo incontro definiamo nella maniera più chiara possibile le finalità, il Senso e gli strumenti di Cultura in movimento. Ci aiuta in questo una brevissima lettera che spiega e invita i partecipanti ad ingaggiarsi nel percorso.

Mappa sociale Non esistono mappe “ufficiali” realizzate da bambini, o giovani in genere. Attraverso questo laboratorio arriviamo a costruire un disegno di città, paese o quartiere dal punto di vista sociale e relazionale. I luoghi ci vengono presentati dai partecipanti per la loro funzione aggregativa e di comunità. La mappa è collettiva e quindi permette già un dibattito sul fatto che si tratta dei luoghi dove avviene e si esercita la vita in comune. Si arriva così ad avere una visione della comunità da parte dei giovani cittadini.

Racconto e raccolta di storie Grazie ad una serie di racconti di storie vere che sottolineano la capacità di azione e riflessione critica di bambini, ragazzi e giovani nel loro contesto di vita, invitiamo i gruppi a ragionare su storie che li riguardano direttamente o che li hanno toccati nel vivo. Dopo la raccolta e la condivisione delle storie si avvia un dibattito che permette di arrivare ad uno o più temi o nodi che riguardano la comunità in cui si sta operando. Tutto questo lavoro può essere inteso come un’inchiesta ludica. Con essa emerge la dinamica sociale su cui provare ad incidere con il progetto.

Laboratorio Artistico e creazione oggetto culturale

Musica, Cinema, Letteratura e Teatro sono le quattro arti che dopo una breve e iniziale formazione tecnica ci permettono di sviscerare ed elaborare il tema emerso dalle storie e dall’inchiesta. La scrittura di un testo rap, un piccolo videodocumentario, la realizzazione di un fumetto e un flash mob teatrale sono le forme pratiche di restituzione pubblica alla comunità delle questioni emerse che avverranno durante l’evento finale.

In questa fase l’Arte e la Cultura hanno quella funzione di prima emancipazione “dal basso” dai nodi e dagli eventuali problemi emersi in fase di ricerca.

Evento Finale

Come già evidenziato nell’evento finale si presentano e si affrontano pubblicamente i temi dell’inchiesta non tanto come frutto di un lavoro sociologico, ma come prassi pedagogico-politica in cui si gettano le basi per un lavoro nel futuro sui contenuti emersi. Grazie ad un piccolo concerto, una proiezione di un film o documentario, la presentazione o reading di un libro o fumetto o una performance teatrale, artisti e intellettuali, che promuovono nei loro mondi e con le loro arti pratiche e stili simili al nostro progetto, ci aiutano nell’affrontare le questioni emerse, allargando lo sguardo oltre il nostro quotidiano e il nostro territorio. È fondamentale creare una relazione e una comune linea di intenti tra noi operatori e gli artisti/intellettuali che vengono coinvolti.

Il giorno dopo…

E dopo l’evento finale come ci muoviamo? Il nodo del progetto sta proprio nel ripartire dalle domande emerse, dalle questioni poste e dalle possibili linee di lavoro in comune da realizzare, che ovviamente saranno diverse da contesto a contesto. Insomma è da una piccola presa in carico delle situazioni e da una prima responsabilizzazione sulle tematiche pubbliche emerse che il progetto riparte e può rendersi sensato, azzeccato e sostenibile.

NUOVI CITTADINI/MEDIATORI CRESCONO

Nel primo anno di attività di Cultura in movimento abbiamo lavorato in cinque diversi contesti (paesi, città o quartieri). Strada facendo abbiamo conosciuto molti ragazzi/e che si sono appassionati e hanno condiviso con noi l’avventura sociale del progetto. Una quarantina di loro, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, hanno deciso di andare oltre l’esperienza fatta, “salire a bordo” del furgoncino rosso e continuare insieme a noi operatori il viaggio verso nuovi territori, per incontrare nuove persone.

Suddivisi in gruppi di circa dieci persone, si sono formati/e con artisti professionisti sulle quattro arti protagoniste di Cultura in movimento, apprendendo non soltanto tecniche e strumenti propri di quell’arte specifica, ma anche e soprattutto il ruolo e la potenzialità dello strumento culturale nell’incontro con l’altro. Una volta formati questi giovani si sono uniti a noi operatori nella scoperta dei nuovi contesti e ad oggi promuovono e realizzano con noi il progetto; si potrebbe dire che si stanno formando e allenando ad essere dei nuovi operatori di comunità, che incontrano bambini o ragazzi della loro stessa età o poco più piccoli di altri territori e instaurano legami portatori di possibili interazioni e collaborazioni nel futuro.di Alberto Contu

“Come pensano i bambini?” il titolo degli incontri con Andrea Sola – 30 novembre 2019

Il problema oggi è lasciar vivere i bambini, non guidarli

“Come pensano i bambini?” è il titolo degli incontri del 30 novembre alla Bottega delle Scoperte con Andrea Sola.

I bambini non ragionano come gli adulti perché “il mondo dell’intelligenza infantile si muove con criteri diversi, dove l’elemento affettivo è nettamente dominante. Gli adulti al contrario si costruiscono una serie di ideologie, o idee di copertura, per difendersi e non prendere in considerazione la dimensione affettiva, soprattutto se ci sono questioni irrisolte nella propria infanzia”. Parte da queste considerazioni il pensiero di Andrea Sola, redattore del sito educareallaliberta.org che sabato 30  novembre sarà ospite della Bottega delle scoperte di Besozzo per due incontri intitolati “Come pensano i bambini?”: il primo dedicato a docenti ed educatori, al mattino, e il secondo invece rivolto ai genitori nel pomeriggio.

Il testo dell’intervista pubblicata su Varese News il 25 novembre 2019

I PROBLEMI DEI BAMBINI

Il pensare in maniera così diversa spesso fa sì che il pensiero del bambino non entrino in contatto.
L’adulto allora pensa di rimediare cercando di portare il figlio sul piano della razionalità, con spiegazioni e ragionamenti in realtà incomprensibili per i piccoli. Il bambino dal canto suo cerca di adeguarsi, perché vuole più di ogni altra cosa compiacere l’adulto: “Non può farne a meno, perché gli vuol bene quindi farà finta di capire, senza comprendere né condividere. E così nascono i problemi”.

Quello che oggi è considerato un bambino problematico perché iperattivo, con difficoltà di attenzione, di comportamento spesso è solo combattuto, a disagio per lo sforzo di adattarsi a delle richieste inappropriate da parte degli adulti. Per assurdo anche il bambino bravo e ubbidiente, cercando di compiacere gli adulti, in realtà non vive propriamente la sua infanzia e i problemi verranno al pettine in adolescenza o dopo”.
“I bambini richiedono innanzi tutto affetto, in continuazione, in tutto quello che fanno, anche quando ostentano i loro No”. Continue Reading →

21 gennaio: un incontro con Andre Sola a Torino sul sistema scolastico danese

L’incontro si terrà presso la sede del Centro Studi Sereno Regis di Torino il giorno 21 gennaio alle ore 18

sala Gandhi , via Garibaldi,13, Torino, 10122 + Google Maps
Telefono: +39011532824

Un articolo di Andrea Sola di presentazione dell’argomento si può leggere sul sito www.educareallaliberta.org a questo link

Diario di un maestro, di Vittorio De Seta, 1973

Per chi ancora non lo avesse visto invio il link alla serie dei quattro episodi del film “Diario di un maestro” Di Vittorio De Seta. Una visione assolutamente imperdibile per chiunque abbia a cuore la scuola (sopratutto quella che non c’è ancora!) https://www.raiplay.it/…/Diario-di-un-maestro-S1E1-d59b092b…

un workshop europeo delle scuole danesi in Lituania

Segnaliamo questa interessante iniziativa rivolta agli insegnati europei che so svolgerà a Riga in Lituana il 13 e 14 novembre. La partecipazione al seminario è gratuita.

Meeting internazionale a Riga organizzato dalle Efterskole danesi. Si parlerà di rapporti internazionali, dei piani europei e di poter implementare questi due argomenti nella propria classe (ragazzi dai 14 ai 18 anni).

Ci sono circa 6 posti liberi, la conferenza è gratuita mentre le spese di viaggio e alloggio sono a carico di chi partecipa. Per maggiori informazioni potete contattare Luca Amicizia luca.amicizia@gmail.com

QUI IL PROGRAMMA COMPLETO

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A proposito dell’esperienza della preside Maria De Biase

A proposito dell’esperienza della preside Maria De Biase, ieri andata in onda nel programma “Che ci faccio qui” su Rai 3
di Andrea Sola

Credo sia utile e necessario evidenziare, a proposito dell’esperienza condotta dalla dirigente Maria De Biase nell’Istituto Comprensivo di Santa Marina di Policastro e precedentemente in quello di Scario, come essa rappresenti non soltanto un esempio di efficace e coerente rispetto dei principi ecologici ambientali ed alimentari, ma anche, e forse prima di tutto, un esempio di come sia possibile indirizzare le attività didattiche allo sviluppo di una reale comunità educante.

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LA VISIONE ADULTO-CENTRICA DELL’INFANZIA di Andrea Sola

pubblicato nel numero di dicembre 2018 della rivista Animal studies Rivista Italiana di Zooantropologia

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LA VISIONE ADULTO-CENTRICA DELL’INFANZIA

Andrea Sola

Nello studio del pensiero infantile si sconta una grave limitazione di partenza costituita dal fatto che l’oggetto da descrivere è parte integrante del vissuto del soggetto che lo osserva.

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COME LA SCUOLA GLOBALIZZA I BAMBINI – intervista a Benedetto Vertecchi

vedi l’intervista a Benedetto Vertecchi

Di questa interessante intervista segnaliamo alcuni passaggi particolarmente stimolanti.

Il suggerimento, adottato in alcune classi delle elementari, di far scrivere una piccola frase al giorno a tutti i bambini (chiamata nullo die sine signo) che ha dato grandi risultati nel tempo; l’analisi di un quadro complesso, preventiva alla sua visone reale, da parte degli allievi che ha portato ad una visione critica normalmente del tutto assente anche negli adulti; le decisioni, poco note, prese da diverse realtà scolastiche statunitensi di avanguardia, di eliminare l’uso dei computer fino ai 16 anni per manifesti effetti negativi sulle capacità di interazione efficace da parte degli allievi e per la sottrazione di tempo prezioso per lo sviluppo di altre abilità.

L’intervista è stata realizzata da Danilo D’Angelo per il sito www.byoblu.com

webinar Flipnet ‘Liberare l’apprendimento in Danimarca” con Luca Amicizia e Andrea Sola

Qui potete ascoltare la registrazione del collegamento del 20 dicembre con lo studente danese Luca Amicizia e Andrea Sola del sito www.educareallaliberta.org promosso da Flipnet sul sistema educativo della Danimarca. I DIALOGHI INIZIANO AL SESTO MINUTO DELLA REGISTRAZIONE
Segnaliamo inoltre le date degli appuntamenti fissati per gennaio con gli stessi ospiti.
Altri incontri saranno organizzati in primavera; chi fosse interessato ad ospitarli può contattarci.
tel 3381376675
email: info@educareallaliberta.org

CALENDARIO DEGLI INCONTRI
con Luca Amicizia e Andrea Sola
promossi dal sito www.educareallaliberta.org
MESTRE
a cura dell’Associazione Pandora
Lunedì 7 gennaio 2019 alle ore 18,30 presso il Padiglione 9 di Forte Marghera
RAVENNA
A cura del gruppo ravennate del Movimento di Cooperazione Educativa di Ravenna
Martedì 8 gennaio 2019 alle ore 20,30 presso Il bar Romeo, sala 1° piano, via Romea sud, 97 – PONTE NUOVO(RA)
SEVESO (MI)
A cura del Progetto Samara
Mercoledì 9 gennaio 2019 alle ore 20,30 presso L’Auditorium della scuola E. Toti, via Gramsci 11, Seveso (si prega di controllare eventuali variazioni dell’indirizzo in cui si svolgerà)

CALENDARIO DEGLI INCONTRI CONOSCITIVI SUL SISTEMA SCOLASTICO DANESE

INCONTRI CONOSCITIVI SUL SISTEMA SCOLASTICO DANESE promossi dal sito www.educareallaliberta.org

con Luca Amicizia e Andrea Sola

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Un articolo di Andea Sola: Il sistema scolastico danese: dove le famiglie sono parte attiva

di Andrea Sola

In Italia siamo di fronte a due posizioni assolutamente divergenti di fronte al problema di come affrontare la crisi del sistema scolastico. Una è quella che si propone di salvare la scuola pubblica, l’altra si propone di salvare i propri figli dalla scuola pubblica. Ognuno di essi ha dunque ottime ragioni per giustificare il proprio impegno.

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Conoscete il sistema scolastico danese? Una proposta di incontri

Una proposta per promuovere incontri conoscitivi sul sistema scolastico danese.

Le date dei prossimi incontri di gennaio sono pubblicate in un altro post

Ho avuto modo di visitare le realtà scolastiche danesi in occasione di un recente convegno promosso da una università che si occupa specificamente della formazione degli insegnanti delle scuole libere (che in quel paese rappresentano circa il 20% del totale). Penso che valga la pena cercare di conoscere quella situazione perché rappresenta un esempio molto illuminate di come una intera nazione abbia affrontato il problema educativo in una prospettiva molto distante dai canoni a cui qui siamo abituati: i valori della democrazia e della liberà individuale sono da ben 150 anni  il fondamento di quel sistema scolastico.

Qui di seguito allego una sintesi delle caratteristiche delle istituzioni ora operanti e una lettera aperta che un allievo italiano, Luca Amicizia, che ha terminato il suo percorso formativo in quel paese, rivolge agli studenti italiani, in cui da la sua disponibilità a partecipare a degli incontri informativi qui in Italia. A questo proposito, se qualche gruppo fosse interessato a promuovere un incontro (gratuito) su questo argomento ce lo comunichi al più presto. Luca sarà in Italia dal 19 dicembre all’8 gennaio. (Andrea Sola, tel 3381376675)

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Abbandono Scolastico: esiste una relazione con comportamenti devianti? di Emanuel Mian e Massimiliano Fanni Canelles IRIDSA

Abbandono_scolastico: esiste una relazione con comportamenti devianti? Cause, osservazioni, e proposte di intervento.

a cura di Emanuel Mian e Massimiliano Fanni Canelles

Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute in Adolescenza

 

tuttaunaltrascuola a Bologna sabato 8 settembre

Segnaliamo la giornata di incontri sull’educazione promosso da “Tutta un’altra scuola” che si svolgerà a Bologna sabato 8 settembre. Durante l’evento Andrea Sola, curatore del sito www.educareallaliberta.org e della pagina facebook ‘educazione libertaria’, sarà presente per incontrare il pubblico in un’apposita postazione.
Se siete interessati a partecipare vi consigliamo di iscrivervi on-line.

LA SERIE GOMORRA: UNA FORMA DI VIOLENZA SUI MINORI NAPOLETANI di Andrea Sola

LA SERIE GOMORRA: UNA FORMA DI VIOLENZA SUI MINORI NAPOLETANI

di Andrea sola

La tesi che qui voglio sostenere è che il fenomeno della serie Gomorra non è stato compreso in tutte le sue implicazioni a mio parere perverse sulla vita dei ragazzini napoletani. Questa presa di posizione non ha nulla a che fare con le polemiche che stanno accompagnando questo argomento, polemiche tutte strumentali a logiche di ordine politico, e sopratutto non intendo criticare le posizioni di Saviano a proposito della situazione napoletana, che in linea di massima condivido; non intendo sopratutto attribuire alla serie Gomorra alcuna responsabilità diretta che voglia stabilire una relazione causale tra i comportamenti violenti dei giovanissimi napoletani e popolarità della serie. Vorrei invece analizzarne il contenuto e la forma in relazione alla acclarata ed incontrollabile invasività che ogni prodotto massmediale di larga fruizione produce inevitabilmente su personalità fragili e vulnerabili. Per questa ragione ritengo colpevole avere un atteggiamento superficiale o ‘tollerante’ di fronte a fenomeni di tale rilevanza, opinione questa  peraltro ampiamente condivisa dagli educatori cittadini.

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William Godwin, Sulla pedagogia, raccolta di scritti

La pedagogia di William Godwin
Raccolta di scritti sulla pedagogia, estratta dall’antologia L’eutanasia dello stato, edita da Elèuthera nel 1997 e curata da Peter Marshall.

(dal sito “sprofessori”)

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Il video dell’incontro tenutosi nel mese di aprile 2018 a Città di Castello sulla educazione libertaria, con Andrea Sola

Le considerazioni che sono state esposte in questo incontro sono un rapido excursus su alcuni aspetti centrali della relazione tra adulti e ragazzi analizzati da un punto di vista libertario.

Un testo di Alice Miller

I consigli che si danno per l’educazione dei bambini rivelano più o meno chiaramente la presenza di molteplici bisogni dell’adulto, di natura molto varia, il cui soddisfacimento non solo non è salutare per la crescita vitale del bambino, ma addirittura la ostacola. Questo vale anche per i casi in cui l’adulto è onestamente convinto di agire nell’interesse del bambino.

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Lettera a un porfessore: come contenere l’incontenibile, di Andrea Sola

Il mio amico Claudio, un professore di lungo corso alle prese con una classe particolarmente vivace di un istituto professionale, ma soprattutto con dei colleghi che hanno un rapporto conflittuale con i ragazzi, mi chiede un parere al riguardo alla vigilia di un consiglio di classe in cui dovrà sostenere un confronto che prevede arduo.

Di qui il mio racconto di un episodio occorsomi qualche giorno prima qui a Napoli in cui si riproponeva una situazione analoga.

Questa è la lettera.

Caro Claudio,

l’episodio che mi chiedi di raccontarti è in qualche modo emblematico di un dilemma che ci si trova ad affrontare ogni volta che si è di fronte ad una palese incapacità dei ragazzi di comportarsi secondo le regole della convivenza che vengono normalmente praticate al di fuori della scuola, in contesti dove vige, diciamo così, una forma di rispetto reciproco.

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Violenza in un asilo: ecco la pedagogia nera ancora pienamente in atto. di Andrea Sola

Ecco la pedagogia nera ancora pienamente in atto! un caso davvero terrificante (avvenuto in un asilo di Vercelli ed emerso il 23 novembre cui è seguito l’arresto di tre maestre cinquantenni) di come la violenza sui bambini si possa esercitare del tutto nascostamente:

il meccanismo è sempre quello, diabolico, così perfettamente descritto dal concetto di “pedagogia nera” purtroppo completamente ignorato anche dai nostri educatori più progressisti (ironia davvero tragica: la scuola in questione è intitolata a Janus Korczak!!!).

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NapoliCresce, un nuovo progetto per finanziare i laboratori artistici di Napoli

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NapoliCresce è una linea di oggetti in ceramica per la tavola che riproduce espressioni della creatività infantile napoletana: sculture, dipinti, pensieri prodotti dai ragazzi nei laboratori artistici vengono selezionati e riprodotti fotograficamente su manufatti in ceramica.
La vendita dei prodotti ha lo scopo di finanziare i laboratori artistici che operano nei diversi quartieri della città e di avviare percorsi di formazione professionale alle attività artigiane.
Invitiamo chi voglia sostenere i nostri progetti ad utilizzare questi prodotti nelle proprie attività, acquistarli o donarli privatamente.

QUI SI PUO’ LEGGERE IL DOCUMENTO CON I PRINCIPI ISPIRATORI DEL PROGETTO

 

 

un video del 1995 sulle attività educative ai Qurtieri Spgnoli

C.R.I.S.I. – Cantiere per la riqualificazione sociale integrata | 1995

L’Associazione Quartieri Spagnoli è attiva nel tessuto sociale di una delle principali aree del centro storico di Napoli ed ha partecipato al Progetto Sociale Europeo “Dalla prevenzione al lavoro”, nel cui ambito è stato prodotto e presentato il video C.R.I.S.I. Napoli Teatro Nuovo, Strasburgo ottobre 1995