Un articolo di Andea Sola: Il sistema scolastico danese: dove le famiglie sono parte attiva

Posted on 19 dicembre 2018 by Andrea Sola

di Andrea Sola

In Italia siamo di fronte a due posizioni assolutamente divergenti di fronte al problema di come affrontare la crisi del sistema scolastico. Una è quella che si propone di salvare la scuola pubblica, l’altra si propone di salvare i propri figli dalla scuola pubblica. Ognuno di essi ha dunque ottime ragioni per giustificare il proprio impegno.

Al di là della coincidenza teorica delle due finalità, per cui sarebbe perfettamente legittimo immaginare una scuola pubblica che non sacrifichi salute e benessere degli studenti in nome di una non ben chiarita efficienza (come se l’efficienza dell’educazione di un sistema educativo potesse non coincidere con una crescita armoniosa), rimane il fatto che allo stato attuale intervenire positivamente per rendere la scuola pubblica meno assurda (devo qui risparmiarmi di elencare le ragioni di questa affermazione e mi rivolgo quindi a a quei lettori che abbiano già maturato una consapevolezza al riguardo) si mostra alla prova dei fatti una ‘missione impossibile’. E’ a partire da questa constatazione che un numero crescente di famiglie (appartenenti a fasce di popolazione sufficientemente agiate e comunque non particolarmente deprivate culturalmente) cerca di trovare soluzioni alternative alla scuola pubblica.

Siamo quindi di fronte a due istanze divergenti perché partono da due gruppi sociali diversi e non sovrapponibili: genitori e studenti da una parte, e tutto l’apparato che opera all’interno della scuola pubblica (insegnanti, funzionari, docenti universitari, eccetera) dall’altra. Ognuna di esse guarda al problema dal proprio punto di vista, preoccupandosi quindi di difendere il proprio interesse particolare.

I genitori sono del tutto privi di strumenti e di opportunità per essere coinvolti positivamente nelle ‘faccende scolastiche’. Non per nulla le forme di partecipazione delle famiglie,  che  dovrebbero in teoria essere di collaborazione, si riducono troppo spesso a forme meramente oppositive di controllo della ’equità’ delle valutazioni (“perché gli ha dato un brutto voto?”); se pensiamo che la base del comportamento degli studenti ha origine dalla famiglia risulta evidente l’assurdità di una totale separazione dell’ambito familiare da quello scolastico.

Gli studenti delle scuole superiori vengono lasciati del tutto al d fuori di qualsiasi coinvolgimento nella gestione dello studio e della vita scolastica (con la conseguente perdita della capacità di esprimere posizioni in forma organizzata).

Il corpo insegnante è attualmente del tutto incapace di esprimere istanze che abbiano un barlume di progettualità complessiva – essendo composto da elementi con capacità, preparazione e collocazione professionale estremamente composite e frammentate, la cui origine prima va fatta risalire all’assenza cronica di un percorso formativo specifico per gli insegnanti che ha sempre contraddistinto il sistema scolastico italiano.

I funzionari ministeriali e le loro appendici, i dirigenti scolastici, sembrano vivere in un’altra dimensione per la cronica incapacità di far fronte alle reali criticità che investono la vita scolastica, e per l’obbligo di mettere in pratica tutte le pseudo riforme che periodicamente vengono introdotte in maniera del tutto estemporanea.

Allo stato attuale ognuna di queste componenti vive il problema senza avere a disposizione ne strumenti culturali, ne istituzionali, ne pratici per stabilire un contatto reciproco ed affrontare la dimensione scolastica sulla base di un reale coinvolgimento e collaborazione reciproche dei suoi protagonisti.

Se questo è il quadro francamente scoraggiante della nostra situazione, allora uno sguardo a quello che succede altrove sembra quanto mai opportuno.

Il sistema dell’istruzione danese si basa da centocinquant’anni sul principio dell’obbligatorietà dell’educazione e non su quello della obbligatorietà della scolarizzazione. Questo significa che i genitori sono responsabili dell’educazione dei figli e sono liberi di scegliere come impartirla, se in casa – homeschooling – in una scuola pubblica o una scuola autogestita.

In questo paese i genitori hanno il diritto di fondare una scuola basata sui principi che ritengono più giusti, facendosi carico in maniera assolutamente autonoma della sua gestione. Questa libertà delle famiglie di autogestire l’ educazione dei propri figli ci può sembrare qualcosa che lede i diritti di eguaglianza dell’istruzione per tutti, che sarebbe garantita solo da una scuola pubblica (come è nella concezione rigidamente statalista della scuola e che la cultura comunista ha contribuito in maniera miope a rafforzare). In Danimarca invece abbiamo l’esempio vivente di come sia perfettamente possibile una convivenza di questo doppio binario, cioè la possibilità di sviluppare, a fianco delle scuole statali, altri generi di istituzioni scolastiche prodotte dalla libera iniziativa dei cittadini, senza che ciò comporti alcuna discriminazione in base al censo o ad altro elemento discriminatorio, ma sia anzi uno stimolo ad un continuo miglioramento della qualità del rapporto educativo per entrambi i sistemi.

Come si potrà vedere dalla scheda qui acclusa, il rapporto dello Stato con le scuole autogestite è in questo caso basato sulla fiducia; evidentemente si ritiene – guarda un po’ che assurdità – che sia interesse delle famiglie dare una buona educazione ai figli, e che per ciò stesso questo sforzo vada assecondato e non ostacolato. Inutile dire quanto ciò sia antitetico al nostro abituale modo di vedere il rapporto tra scuola e famiglia. Il tutto senza che ciò comporti alcun aggravio di spesa  per lo stato o per le famiglie.

La Danimarca non è lontana ed è concretamente possibile che i nostri futuri insegnanti possano andare a conoscere questa realtà direttamente. Per parte nostra promuoveremo prossimamente delle occasioni di incontro con studenti danesi e ne daremo notizia nel sito www.educareallaliberta.org.

SCHEDA

Come funziona il sistema scolastico danese

L’attuale sistema scolastico danese ha origini lontane: dopo la promulgazione di un Costituzione democratica, avvenuta nel 1849, venne introdotto un sistema scolastico nuovo basato su di una scuola primaria “libera” che affiancava quella statale con la creazione di due istituzioni completamente nuove, le Efterskole e le Folkehøjskole.

Le due figure che promossero questo rinnovamento del sistema scolastico furono N.F.S. Grundtvig (1783-8172), un teologo, poeta e linguista, e Christen Kold (1816-70), un educatore. Entrambi si battevano per l’educazione delle classi più povere e già pensavano che la scuola di allora impartisse “informazioni morte”. Grazie ad essi, quando nel 1855 il parlamento danese approvò la legge che determinava che tutti i bambini dovessero ricevere un educazione, non fu specificato che questo dovesse avvenire in una scuola (già allora molti genitori già educavano i loro bambini a casa nel modo che ritenevano più opportuno). La prima scuola libera fu aperta nel 1852 e negli anni seguenti molte altre ne vennero fondate.

Le friskoler (scuole libere)

I genitori hanno il diritto di fondare una scuola libera basata sui principi che credono più giusti. Le free schools raggruppano senza soluzione di continuità i bambini per 10 anni (quindi dai 6 anni ai 15/16). Ad oggi circa il 18% del totale frequenta le free schools, ma questa percentuale è in crescita perché la tendenza delle scuole statali a chiudere le scuole più piccole (con meno di 200 allievi) sta facendo si che i genitori si organizzino per mantenere le piccole scuole, apprezzate proprio per le loro dimensioni più ‘umane’ e per la prossimità alle abitazioni, facendole diventare scuole libere (spesso utilizzando lo stesso edificio chiuso dalla scuola di Stato).

Per ricevere i sussidi dallo Stato, le scuole libere devono garantire che l’educazione impartita sia buona almeno quanto quella delle scuole pubbliche. Per questo esistono le supervisioni e le valutazioni del loro operato.

Attualmente le scuole libere ricevono un contributo statale pari al 75% del costo medio di uno studente per lo Stato danese (il costo procapite annuale in Danimarca è di circa 8000 euro, simile a quello italiano). Il resto lo paga la famiglia (quindi circa 1800 euro l’anno), ma ci sono anche delle facilitazioni aggiuntive per i meno abbienti e per le scuole che abbiano dei disabili.

Le scuole sono libere di assumere qualsiasi insegnante ritengano valido, indipendentemente dal titolo di studio, ma il salario deve essere lo stesso di quello degli insegnanti statali. Le entrate della scuola, oltre che per pagare i docenti, possono essere impiegate in completa autonomia senza dover rendere conto delle scelte operate. Lo Stato controlla solo che tutte le entrate vengano spese per la scuola.

Tuttavia le scuole libere non devono ‘copiare’ le scuole pubbliche: esse hanno piena autonomia sui contenuti e sulle modalità di organizzazione dello studio. Infatti ad esempio una parte, anche se minoritaria, di queste scuole non sottopone ad  alcun esame gli allievi, nemmeno al termine del percorso scolastico. Normalmente non vengono  mai usati i voti durante il percorso scolastico.

Per quanto riguarda il controllo delle scuole,  l’elemento fondamentale è la verifica del rispetto dei principi fondamentali di libertà, democrazia ed uguaglianza al loro interno.

Il controllo sull’andamento della scuola e sulla qualità dell’insegnamento è fondamentalmente a carico dei genitori stessi che costituiscono un Circolo scolastico che elegge un gruppo esecutivo che è responsabile di fronte al Ministero dell’Educazione per l’intero assieme delle attività svolte nella scuola.

Gli standard qualitativi comuni si riferiscono alle tre materie considerate basilari: il danese, la matematica e l’inglese; il Ministero dell’Educazione si limita a controllare eventuali elementi di rischio nella struttura e l’idoneità dei supervisori scelti dalla scuola.

Tutte le free schools sono obbligatoriamente gestite da organizzazioni no-profit o anche da semplici gruppi di genitori, il che significa che un privato non può acquistare o fondare una scuola e che la scuola non può essere gestita per produrre profitti. Se c’è un surplus di entrate esso rimane a disposizione della scuola.

Tutti i genitori sono quindi coinvolti attivamente nelle attività scolastiche, contribuendo anche alla manutenzione e alla pulizia della scuola.

Le Efterskoler

In Danimarca esiste da 130 anni una scuola speciale, chiamata Efterskole, che viene frequentata su base volontaria dai ragazzi al termine del nono anno della scuola o durante la frequenza della scuola superiore (ma senza perdere l’anno); ha la durata di un anno ed è residenziale.

Sono scuole residenziali dove, oltre ai programmi delle normali scuole statali si svolgono diverse attività rivolte a singoli campi di interesse prevalente (musicali, teatrali, artistiche, sportive, ecc). Una di esse è aperta a studenti internazionali.

Sono molto costose (ha uno status misto pubblico\privato: lo stato la finanzia parzialmente) ma  egualmente più di un terzo dei ragazzi le frequenta perché viene considerata una esperienza molto formativa e quindi molte famiglie sono disposte a fare dei sacrifici per offrire questa opportunità ai figli (alcune famiglie aprono un conto apposito quando i figli nascono per poterli iscrivere poi ad una Efterskole): i ragazzi vivono per la prima volta da soli e assieme ad altri adulti che non siano la loro famiglia, diventano molto più maturi e consapevoli di sé, e questo si vede dal migliore rendimento che hanno poi quando riprendono la scuola superiore.

Le ´Folkehøjskole´ o  scuole popolari per adulti

Le ´Folkehøjskole´ sono, come le Efterskole, una tradizione solo danese: sono una specie di collegi dove si vive in comunità ed in cui si pratica la educazione non formale.  Ogni cittadino danese maggiore di 18 anni può decidere di frequentarla per un periodo più o meno breve. Esse hanno lo scopo di diffondere una miglior qualità della vita ed i principi della educazione alla cittadinanza ed al bene comune. Non sono richiesti titoli di studio ne vi sono esami da sostenere.

L’Accademia per l’insegnamento nelle scuole libere: la Den Frie Lærerskole

Questa accademia è il corrispettivo delle facoltà di pedagogia delle nostre Università ed ha lo scopo di formare i futuri insegnanti delle scuole libere. E’ basata, come le free schools, sulle stesse caratteristiche di totale autonomia e libertà organizzativa. Non prevede esami, ne finali ne intermedi e durante il periodo di frequenza gli studenti devono fare dei periodi di pratica diretta dell’insegnamento in altre scuole.

Siti di riferimento:

www.danishfolkhighschools.com

www.efterskole.dk

www.friskoler.dk